Voglio raccontarvi una storia di quando ero un ragazzino.
Non sono di famiglia benestante quindi in prima superiore per pagarmi quelle che sarebbero state le mie prime vacanze estive da solo ho dovuto cercarmi un
lavoro.
Chiedendo a vari amici mi è stata presentata una persona che sarebbe poi diventata uno dei migliori amici nella mia vita.
Si chiama Giorgio e faceva l'imbianchino, ora è in pensione.
Ho cominciato a lavorare per lui nell'estate del 1991 e ogni estate successiva per gli anni di scuola a venire, garantendomi così i soldi per poter andare in vacanza ogni fine anno scolastico.
Allora ero pieno di energie e mettevo forza, passione e impegno in tutto ciò che facevo.
Giorgio da persona intelligente qual era (aveva la quinta elementare ma non credo di avere mai conosciuto una persona più intelligente di lui) notava come
ero svelto a imparare e quanto impegno ci mettevo e mi premiava sempre sia in denaro che in complimenti.
Finiti i cinque anni di scuola ho lavorato per lui un anno intero in attesa di partire per la Naja e allora il nostro rapporto lavorativo ha avuto
l'occasione di diventare perfetto.
Io non chiedevo mai di andare a casa , mi fermavo volentieri la sera per lavare i pennelli e sistemare tutto anche se erano passate le otto ore, io cercavo sempre di fare qualcosa in più e non lo facevo di certo per i soldi ma sta di fatto che lui mi ripagava tantissimo e cosa ancora più importante : mi voleva bene.
C'era rispetto reciproco, un rispetto che non faceva mai sentire me sfruttato o lui sospettoso di pagarmi per nulla.
Nel giro di pochi mesi aumentò la mia paga diverse volte e io imparavo sempre di più e nel giro di poco tempo divenni autonomo, così lui poteva gestire più appalti contemporaneamente.
Non voglio farla lunga, la nostra amicizia dura tuttora e il tempo in cui abbiamo lavorato insieme è un bellissimo ricordo che porterò con me tutta la vita.
Ho voluto raccontarvi questa esperienza perché poi chissà per quale assurdo pensiero decisi di cambiare e lavorare per una società multinazionale, badate
bene con lo stesso entusiasmo, lo stesso impegno e la stessa forza ma purtroppo anche con le stesse aspettative della mia precedente esperienza.
Inutile dire che sono rimasto deluso, ci ho messo tempo per capire che il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore non sarebbe mai stato lo stesso che avevo avuto con Giorgio.
Ho passato anni credendoci e li ho buttati.
Le grandi aziende pensano che basta sentirsi parte di un marchio per darti quella soddisfazione che ti fa lavorare di più che non ti fa chiedere ma che ti fa
dare, ma non è così anche se alcuni cascano nella logica del marchio non saranno mai davvero felici , davvero soddisfatti , sinceramente appagati finché non
si instaurerà un rapporto di vero e reciproco rispetto e fiducia tra lavoratore e datore di lavoro.
Le multinazionali come quella in cui sono stato non capiscono che loro stesse potrebbero ottenere molto di più ragionando in termini di empatia emotiva e morale e non di leggi ed elastici da tenere tirati al limite della rottura.
In questo post non faccio nessuna domanda , volevo solo raccontarvi una storia e le sue considerazioni invitandovi a farne di vostre ma ancora di più come sempre a riflettere per tenere viva la coscienza: meritate certamente più soldi, sicuramente rispetto e naturalmente che vi si voglia bene sinceramente perché solo così darete il meglio di voi stessi senza costrizioni ma addirittura con gioia e appagamento.
Vi saluto contento di aver ripercorso con la mente i momenti passati con un datore di lavoro , con una persona meravigliosa , con un grande amico : la dimostrazione vivente che le tre cose insieme possono coesistere.
Domenico D'Apice
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come per incanto mi ritrovo a condividere ogni parola e pensiero da te espressi in questo racconto e ti assicuro che io e te abbiamo fatto lo stesso percorso e la delusione ora ha lasciato il posto a tanta gioia,felicita' e soprattutto consapevolezza di aver fatto bene a lasciare per andare incontro a nuove emozioni e speranze e soprattutto recupero di quei valori di cui parli tu AMICIZIA DA POTER DARE E RICEVERE SENZA COSTRIZIONI...io sono una persona e nn un numero..grz DOM
RispondiEliminami ricordo di questo lavoro...io ho lavorato per Citibank e potrei descriverti la stessa esperienza di lavoro e non mi sono mai sentita un numero...certo gli elogi lucrativi non erano il massimo ma ho sempre ricevuto apprezzamenti o correzioni sincere.non so se il problema abbia davvero a che fare con grandi aziente internazionali...forse in realta' piu' grandi ci vuole piu' fortuna ;)comunque Dome con il tuo carattere, se non e' domani, verra' presto il giorno in cui ti ritroverai a scrivere di un'altra bella esperienza...ciao Dede
RispondiEliminaIo parto forse ancor più da lontano... parto dai tempi della scuola in cui, grazie alla mia naturale attitudine, ho riscosso sempre e solo complimenti e promesse di un successo certo nel mondo del lavoro...
RispondiEliminaEbbene, dopo un'anno dal conseguimento dei miei attestati scolastici, ancora non stavo lavorando e ho dovuto accettare un posto come operaia in una piccola azienda..
L'umiltà che mi è stata insegnata dai miei genitori fin dall'infanzia ha fatto sì che io non mi sentissi superiore ai miei colleghi solo perchè avevo un titolo di studio tra le mani.. e la stessa umiltà ha fatto sì che il mio datore di lavoro mi prendesse sotto la sua ala, mi insegnasse tutto ciò che c'era da sapere del lavoro che lui tanto amava, che mi affidasse compiti anche superiori alle mie possibilità, che io cercavo sempre e comunque di portare a termine.
Ebbene, in quel primo impiego, dove lo stipendio era davvero misero, dove il posto di lavoro era freddo e umido, dove non ci si poteva vestire bene perchè ci si sporcava, io ho dato forse il meglio della mia vita lavorativa... non mi assentavo mai, andavo al lavoro a volte anche con la febbre, svolgevo i miei compiti e a volte anche quelli di altri... tutto per quella "rara ma sincera pacca sulla spalla"...
Un bel giorno il mio "capo" ha dovuto ammettere di essere diventato ormai molto vecchio e di non poter portare avanti l'attività ancora per molto e, non avendo figli ed eredi, ha dovuto decidere di vendere ad estranei...
A lui sono subentrati due fratelli molto più giovani, sicuri di sè, arroganti e presuntuosi.. gente che crede fermamente nella diversità di ceti sociali...
Io, la mia umiltà, la mia disponibilità, siamo diventate un numero, esattamente come lo erano gli altri 35 dipendenti della loro azienda di Melegnano...
Sono durata un'altro anno forse (dopo i primi 5 con il primo datore) poi sono scappata...
E' stata la svolta per me, ho cominciato a fare il lavoro per cui avevo studiato e per cui ero portata, ma il mio cuore è rimasto lì, all'Aspe con l'Ing. Soana... :-)
Eh, già... Come si può non condividere? Cmq complimenti, scrivi delle cose molto interessanti! Ora mi faccio un altro giro... E grazie per il tuo commento!
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