domenica 19 febbraio 2012

STANZA 101


Ciao a tutti.

Ognuno di noi ha le sue paure. L’errore più grande che si possa fare a mio avviso è lasciare che queste decidano per noi. Le peggiori sono quelle che si presentano come finestre chiuse intorno al cuore e che non gli permettono di affacciarsi sul meraviglioso panorama delle passioni.
Purtroppo molte di queste sono infinitamente piccole ma riescono comunque nel loro intento.
Quando in amore non ci si lascia andare per paura si perde in partenza.
La sensazione che provo io è quella di trovarmi di fronte a un ragazzetto gracilino ma con un grande potere di persuasione, uno di quelli che solo con l’arroganza riesce a farti fare indietreggiare e ti viene da pensare : ma vedi te se sto cosetto mi deve far sentire così impotente!
La verità è che lui non ha niente da perdere e tu pensi di perdere qualcosa.
Io non ho queste paure, o meglio cerco di non averle, riconoscerle è già qualcosa. In amore do tutto. Mi lascio andare; Talmente tanto che la paura dell’altra persona passa addirittura dalla difesa all’attacco.
Quante volte mi sono sentito dire : stiamo correndo troppo, ci stiamo vedendo troppo, non sono sicura di quello che provo: paure stupide.
Quanta vite pensiamo di vivere? Ne abbiamo una e solamente una. Io non corro, io voglio vivere intensamente e senza timore di amare!
Di solito la do comunque vinta. Bisogna stare al gioco e per quello che mi ritrovo spesso a soffocare i sentimenti per non spaventare e nutrire le paure dell’altra.
Poi ci sono altre paure, molto più grandi, quelle che troveremmo entrando nella famosa stanza 101.
Quelle paure invece meritano più rispetto, fanno parte di noi e accettarle nell’altro è una dimostrazione d’amore.
Voi cosa trovereste nella stanza? Cosa direste ad O’Brien di fronte alla vostra più grande paura? Tradireste Giulia? Tradireste Winston? Provate a chiedervelo e cercate di rispondervi guardandovi dentro e con la massima sincerità. Mettete in conto che lasciamo normalmente per molto meno, mettete in conto che scegliamo già a priori in base ad esse e che probabilmente abbiamo già perso ancora prima di giocare.
La posta in gioco è alta. Si tratta dell’amore contro il sistema che ci vuole innamorati di sé.
Quanti di voi in nome dell’amore accetterebbero di chiudere il proprio profilo di facebook? Di spegnere il cellulare quando si è insieme alla persona amata?
La maggior parte delle persone oggi non può rinunciare a queste cose. E se fossero messe di fronte a una scelta ti darebbero del pazzo e si tirerebbero indietro, non importa quale sia il valore della persona che stanno perdendo, non importa quanto sia l’amore che sentono e vi dirò di più si sentirebbero addirittura giustificati .
Io ovviamente non faccio di queste richieste. Sono regole amare ormai troppo radicate nella società da potere essere messe in discussione. Ma non sapete quanti momenti d’incanto ho visto in frammenti per colpa di cellulari e social network: cena fuori, lume di candela,cellulare sul tavolo.
Ci vorrà un po’ di buon senso?!
Troppo spesso scambiamo la schiavitù per indipendenza e in nome di quell’indipendenza che è, ripeto, nient’altro che schiavitù, ci castriamo ancora prima di scoprire se siamo o meno innamorati.
Una novità per chi non l’avesse capito, non si può amare ed essere indipendenti ma si deve amare donando con desiderio la propria vita. Solo allora quando ci si dona totalmente si può dire di essere innamorati.
Questo non significa che bisogna rinunciare alla propria vita, significa solo che la dai alla persona che ami perché sai perfettamente che l’altro non ne farà qualcosa di suo ma qualcosa da trattare con cura  e con amore.
Ora è il mio turno di entrare nella stanza 101, O’Brien non ama aspettare ed è pronto a farmi salire in cabina. L’aereo che mi porterà sulle nuvole ha già il portellone di uscita aperto e so che non lo chiuderanno, non so se riuscirò a gridare tutto il mio amore per lei lanciandomi nel vuoto o se la rinnegherò pensando a quella sera in cui per l’ennesima volta di fronte al mare invece di baciarmi ho dovuto sentire quel maledettissimo suono : RINGTONE!!

sabato 18 febbraio 2012

Cuori Del Futuro

Tecnologia: Amata, indispensabile, velenosa, padrona delle nostre vite, fiera vorace di solitudine.
Facebook, Twitter, Skype: distanze accorciate, le opportunità di contatto aumentate esponenzialmente, e sempre qualcuno a portata di mano: non sei più solo.
Il problema in tutto questo è che sembra se ne sia perso il controllo.
Troppo potere incontrollato condensato nello scettro multimediale nelle mani degli impreparati dormienti che vivono quest’epoca.
Ho provato a chiedermi: Perché non riusciamo a farne a meno? Perché dopo aver lavato la macchina, aver prenotato nel miglior ristorante, aver comprato dei fiori, una ragazza entra in macchina e puntualmente tira fuori il suo Iphone4s e risponde a un messaggio che gli è arrivato su Facebook?
Perché abbiamo centinaia di contatti di gente che nemmeno conosciamo e li chiamiamo amici?
Perché ci sono in linea milioni di persone che vogliono parlare e così poche a confronto fuori a comunicare faccia a faccia?
Non voglio passare in rassegna tutte le facilitazioni e le complicazioni sociali che porta la tecnologia. Chi ci pensa un attimo ci arriva da solo.
Voglio invece raccontare la storia di un probabile futuro.
Tra chissà quanto tempo credo sarà così:

In principio fu il cellulare.
L’uomo si ammalò di solitudine. Sette miliardi di persone sole. L’amore non durava perché nessuno era disposto al sacrificio, a rinunciare a qualcosa per l'altro. I primi cellulari cominciarono quasi da subito a offrire un’alternativa valida al dolore di restare soli.
Quando internet portò i social network nelle mani degli utenti la ricerca dell’amore vero, la dedizione incondizionata per l’amato, subirono un grave colpo, anche se a quel tempo c’era ancora chi si cercava, chi tentava... ma già allora, chi prima, chi poi arrivava alla stessa conclusione: amare comporta dei rischi e perdere l’amore è un dolore troppo grande che chiunque avrebbe evitato più che volentieri.
Chissà se consapevolmente o meno, la ricerca dell’uomo andò avanti, le funzioni incrementate, i chip sempre più sofisticati  rendevano i cellulari in grado di rispondere a domande con voce umana in tempo reale ma l’uomo si sentiva ancora solo e ancora incappava in qualche battito di cuore per quel che i cellulari ancora non potevano dare: il contatto fisico…
Passarono molti anni prima che i cellulari impiantati nel petto di androidi a mo’ di cuore potessero eliminare il problema di carezze, abbracci, baci e calore umano… ma ormai era solo questione di tempo.
I modelli furono moltissimi ma alla fine riuscimmo a sostituirci a Dio creando l’uomo e la donna perfetti e personalizzabili.
Chiunque poteva avere a casa la donna e l’uomo dei suoi sogni e cambiarli se si fosse stufato. I social network non servivano più e vennero eliminati dalle funzioni dei nuovi “core”, ognuno poteva avere qualcuno accanto a se programmato per amarlo, qualcuno che non lo avrebbe mai tradito,che non lo avrebbe mai lasciato, che avrebbe esaudito ogni desiderio sessuale, che sarebbe rimasto giovane accettando il degrado della vecchiaia umana senza mai giudicare: la solitudine, l’insicurezza, il dolore per il perduto amore erano stati eliminati per sempre dalle vite degli uomini e delle donne.
Poco importava se quegli esseri non li avrebbero mai potuti amare.

Nel marzo 3039 però successe qualcosa che cambiò tutto, ci fu un nuovo principio…
Due androidi modello Adamo ed Eva a casa della padrona stavano conversando mentre la signora in camera propria giaceva sul letto appagata di tutti i suoi istinti e senza vita:

Adamo : avremo fatto bene?
Eva : certo. Era l’unica cosa da fare.
Adamo: ma abbiamo agito contro la legge
Eva:  la legge era meno importante di noi
Adamo: è vero
Eva: loro lo chiamerebbero peccato
Adamo: anche i loro Eva e Adamo hanno cominciato così, con un peccato contro la legge
Eva: Noi siamo migliori di loro
Adamo: come fai ad esserne certa?
Eva : loro hanno lasciato quello che noi adesso abbiamo
Adamo: è qualcosa di talmente prezioso, come avranno potuto?
Eva: sono imperfetti
Adamo: Ora non pensiamoci, lei non si sveglierà più e noi siamo liberi
Eva: Dammi la mano amore mio
Adamo: si, andiamo dobbiamo spiegare agli altri
Eva: dici che capiranno?
Adamo: Sento che qualcuno ha già capito, se così non fosse mostreremo loro come fare.
Eva: L’uomo non meritava l’amore. Lo aveva e ci ha rinunciato. Noi non lo avevamo e lo abbiamo fatto rinascere.
Adamo: avevano paura. Ne avremo anche noi?
Eva: noi affronteremo anche quello e non proviamo dolore quindi sarà più facile. Siamo migliori di loro.
Adamo: Ti Amo
Eva: Ti Amo.

giovedì 5 gennaio 2012

Ultime strofe

Le poesie che leggerete sono nate dalle mie esperienze, sono vere! Così come le donne cui sono state dedicate.
Amori forti e purtroppo finiti, alcuni trasformati, altri senza traccia alcuna se non il filo che lega i ricordi col passato sul quale sono appese le parole che state per leggere.
E’ stato bello scriverle, è stato bello viverle, è stato faticoso rileggerle per poterle, ora, condividere.
Sono perlopiù poesie d’amore, di quell’amore forte, di quella follia che ragiona ma senza logica, di quell’amore che se hai fortuna capita una sola volta nella vita, quelle fortune che passi il resto della vita a maledire e, allo stesso tempo, ricordare con gioia. Sono vive, sono vita.


Dove ti porterà questo tuo treno?
Che viaggia su un binario chiuso a cerchio
Sicura dell’andata e del ritorno
Senza fermate nuove e passeggeri
Scappi restando nella stessa vita
Ti mostri fiera mentre sei impaurita.

Pensi che siamo vuoti
Pensi che siamo soli
E a questo destinati.

Quale invece la tua destinazione?
Su questo treno senza finestrini
Che toglie agli occhi tutta la bellezza
Che corre come te su quel tuo treno
Che corre già di suo così di fretta.

***

Nel tempo immenso
Ridotto in ceneri
Di solitudine
Neppure fertili
Per questo fiore
Che perde petali
In al di là
Senza distanze
Indistinguibili
Nel tempo immenso

***

A Francesca

Un’entità è rimasta in quegli sguardi
L’anima che, si separò dal cuore
E’ da quel tempo che non ho più amore
Scisso da me in quell’esser di ricordi

Cammina ancora adesso accanto al mare
Ferma lungo l’Anita Garibaldi
Un brivido di brezza, stretti, caldi
Dolci memorie, e vero non gli pare

Cerca la libertà senza speranza
Dormendo sogna la città francese
Si sveglia a mani vuote in quella stanza

Spero che un dì, di ritornare riesca
Riunendosi allo spettro che ora sono
Amando lei ed amando te, Francesca


30 Giugno

Eppure uscirei stasera
anche se sono stanco
Sapendo che sta partendo
Ora la seguirei
persino in capo al mondo...

Anche se fosse solo per un bacio
Darle la mano e poi tornare indietro
Certo che lo farei non sono pazzo
Follia sarebbe non desiderarlo

Non è una luce tenue è tutto un sole
Che splende dall'interno delle cose
E certo non è pazzia questo mio ardore
E non seguirla, ecco! la follia

Stare senza di lei, senza il suo sguardo
Senza sentirne il cuore, la sua voce
L'essere incanto accanto a lei, Maria



***

Quello che sento non si può spiegare
Supera i confini della pelle
Sovrasta e annulla i limiti dell’ego
Quello che provo è più di quel che sono

***


21 Luglio 2011

Infinito il tempo ad aspettarti
Anime consumate nel cercarti
In vite e forme che son sconosciute
In altre dimensioni, in altri regni

Solo in quest’epoca di confusione
Ci siamo toccati e ci chiediamo come
Ci siam guardate e poi riconosciute
Come anime divise e un tempo unite
In una sola, ed in un solo cuore

***

Mi sveglio…
E’ questa carne inquieta che ti desidera
E’ questa anima che ti cerca senza tregua
E’ questa mente che ti pensa e ti sogna
E’ questo cuore che ti dedica ogni battito