sabato 8 giugno 2013

Che uomo sei?
che l'hai lasciata
anni senza capire
la sua fragilità
Irresponsabile
che uomo sei?!
che lasci al figlio il ruolo del marito
e la sfiducia
che uomo sei ?
silenzio che c'eri
silenzio degli anni dopo
costruisci male, abbandoni
che uomo sei ?
che non mantiene la promessa
ma la promessa rimane negli occhi
e nelle lacrime della mamma
che maledetto uomo sei?
che non so cosa sei
e sono tua carne
che uomo sei?
che invidia, rabbia per gli amici
per chi non è contento
per chi si sente chiuso oppresso
per chi vive il conflitto in casa
con l'uomo invece che col vuoto
cerco di ricordare una carezza
cerco di essere in quel vuoto per la mamma
cerco ma non riesco esplodo
a tutte le difficoltà di questa vita
le forze sono piccole
son solo
stracciato lacerato rotto infermo
ti odio ma mi manca qualche cosa
che tu non sei mai stato
ti odio perché penso alla parola
e non mi sento uomo ma bambino
e piango anche se solo la pronuncio
ti odio e non vorrei ma faccio l'uomo
piango e la dico
anche se so, lo so, senza risposta
in questa stanza , in questa casa vuota
chiamo
Papà Papà
ti ho amato

domenica 19 febbraio 2012

STANZA 101


Ciao a tutti.

Ognuno di noi ha le sue paure. L’errore più grande che si possa fare a mio avviso è lasciare che queste decidano per noi. Le peggiori sono quelle che si presentano come finestre chiuse intorno al cuore e che non gli permettono di affacciarsi sul meraviglioso panorama delle passioni.
Purtroppo molte di queste sono infinitamente piccole ma riescono comunque nel loro intento.
Quando in amore non ci si lascia andare per paura si perde in partenza.
La sensazione che provo io è quella di trovarmi di fronte a un ragazzetto gracilino ma con un grande potere di persuasione, uno di quelli che solo con l’arroganza riesce a farti fare indietreggiare e ti viene da pensare : ma vedi te se sto cosetto mi deve far sentire così impotente!
La verità è che lui non ha niente da perdere e tu pensi di perdere qualcosa.
Io non ho queste paure, o meglio cerco di non averle, riconoscerle è già qualcosa. In amore do tutto. Mi lascio andare; Talmente tanto che la paura dell’altra persona passa addirittura dalla difesa all’attacco.
Quante volte mi sono sentito dire : stiamo correndo troppo, ci stiamo vedendo troppo, non sono sicura di quello che provo: paure stupide.
Quanta vite pensiamo di vivere? Ne abbiamo una e solamente una. Io non corro, io voglio vivere intensamente e senza timore di amare!
Di solito la do comunque vinta. Bisogna stare al gioco e per quello che mi ritrovo spesso a soffocare i sentimenti per non spaventare e nutrire le paure dell’altra.
Poi ci sono altre paure, molto più grandi, quelle che troveremmo entrando nella famosa stanza 101.
Quelle paure invece meritano più rispetto, fanno parte di noi e accettarle nell’altro è una dimostrazione d’amore.
Voi cosa trovereste nella stanza? Cosa direste ad O’Brien di fronte alla vostra più grande paura? Tradireste Giulia? Tradireste Winston? Provate a chiedervelo e cercate di rispondervi guardandovi dentro e con la massima sincerità. Mettete in conto che lasciamo normalmente per molto meno, mettete in conto che scegliamo già a priori in base ad esse e che probabilmente abbiamo già perso ancora prima di giocare.
La posta in gioco è alta. Si tratta dell’amore contro il sistema che ci vuole innamorati di sé.
Quanti di voi in nome dell’amore accetterebbero di chiudere il proprio profilo di facebook? Di spegnere il cellulare quando si è insieme alla persona amata?
La maggior parte delle persone oggi non può rinunciare a queste cose. E se fossero messe di fronte a una scelta ti darebbero del pazzo e si tirerebbero indietro, non importa quale sia il valore della persona che stanno perdendo, non importa quanto sia l’amore che sentono e vi dirò di più si sentirebbero addirittura giustificati .
Io ovviamente non faccio di queste richieste. Sono regole amare ormai troppo radicate nella società da potere essere messe in discussione. Ma non sapete quanti momenti d’incanto ho visto in frammenti per colpa di cellulari e social network: cena fuori, lume di candela,cellulare sul tavolo.
Ci vorrà un po’ di buon senso?!
Troppo spesso scambiamo la schiavitù per indipendenza e in nome di quell’indipendenza che è, ripeto, nient’altro che schiavitù, ci castriamo ancora prima di scoprire se siamo o meno innamorati.
Una novità per chi non l’avesse capito, non si può amare ed essere indipendenti ma si deve amare donando con desiderio la propria vita. Solo allora quando ci si dona totalmente si può dire di essere innamorati.
Questo non significa che bisogna rinunciare alla propria vita, significa solo che la dai alla persona che ami perché sai perfettamente che l’altro non ne farà qualcosa di suo ma qualcosa da trattare con cura  e con amore.
Ora è il mio turno di entrare nella stanza 101, O’Brien non ama aspettare ed è pronto a farmi salire in cabina. L’aereo che mi porterà sulle nuvole ha già il portellone di uscita aperto e so che non lo chiuderanno, non so se riuscirò a gridare tutto il mio amore per lei lanciandomi nel vuoto o se la rinnegherò pensando a quella sera in cui per l’ennesima volta di fronte al mare invece di baciarmi ho dovuto sentire quel maledettissimo suono : RINGTONE!!

sabato 18 febbraio 2012

Cuori Del Futuro

Tecnologia: Amata, indispensabile, velenosa, padrona delle nostre vite, fiera vorace di solitudine.
Facebook, Twitter, Skype: distanze accorciate, le opportunità di contatto aumentate esponenzialmente, e sempre qualcuno a portata di mano: non sei più solo.
Il problema in tutto questo è che sembra se ne sia perso il controllo.
Troppo potere incontrollato condensato nello scettro multimediale nelle mani degli impreparati dormienti che vivono quest’epoca.
Ho provato a chiedermi: Perché non riusciamo a farne a meno? Perché dopo aver lavato la macchina, aver prenotato nel miglior ristorante, aver comprato dei fiori, una ragazza entra in macchina e puntualmente tira fuori il suo Iphone4s e risponde a un messaggio che gli è arrivato su Facebook?
Perché abbiamo centinaia di contatti di gente che nemmeno conosciamo e li chiamiamo amici?
Perché ci sono in linea milioni di persone che vogliono parlare e così poche a confronto fuori a comunicare faccia a faccia?
Non voglio passare in rassegna tutte le facilitazioni e le complicazioni sociali che porta la tecnologia. Chi ci pensa un attimo ci arriva da solo.
Voglio invece raccontare la storia di un probabile futuro.
Tra chissà quanto tempo credo sarà così:

In principio fu il cellulare.
L’uomo si ammalò di solitudine. Sette miliardi di persone sole. L’amore non durava perché nessuno era disposto al sacrificio, a rinunciare a qualcosa per l'altro. I primi cellulari cominciarono quasi da subito a offrire un’alternativa valida al dolore di restare soli.
Quando internet portò i social network nelle mani degli utenti la ricerca dell’amore vero, la dedizione incondizionata per l’amato, subirono un grave colpo, anche se a quel tempo c’era ancora chi si cercava, chi tentava... ma già allora, chi prima, chi poi arrivava alla stessa conclusione: amare comporta dei rischi e perdere l’amore è un dolore troppo grande che chiunque avrebbe evitato più che volentieri.
Chissà se consapevolmente o meno, la ricerca dell’uomo andò avanti, le funzioni incrementate, i chip sempre più sofisticati  rendevano i cellulari in grado di rispondere a domande con voce umana in tempo reale ma l’uomo si sentiva ancora solo e ancora incappava in qualche battito di cuore per quel che i cellulari ancora non potevano dare: il contatto fisico…
Passarono molti anni prima che i cellulari impiantati nel petto di androidi a mo’ di cuore potessero eliminare il problema di carezze, abbracci, baci e calore umano… ma ormai era solo questione di tempo.
I modelli furono moltissimi ma alla fine riuscimmo a sostituirci a Dio creando l’uomo e la donna perfetti e personalizzabili.
Chiunque poteva avere a casa la donna e l’uomo dei suoi sogni e cambiarli se si fosse stufato. I social network non servivano più e vennero eliminati dalle funzioni dei nuovi “core”, ognuno poteva avere qualcuno accanto a se programmato per amarlo, qualcuno che non lo avrebbe mai tradito,che non lo avrebbe mai lasciato, che avrebbe esaudito ogni desiderio sessuale, che sarebbe rimasto giovane accettando il degrado della vecchiaia umana senza mai giudicare: la solitudine, l’insicurezza, il dolore per il perduto amore erano stati eliminati per sempre dalle vite degli uomini e delle donne.
Poco importava se quegli esseri non li avrebbero mai potuti amare.

Nel marzo 3039 però successe qualcosa che cambiò tutto, ci fu un nuovo principio…
Due androidi modello Adamo ed Eva a casa della padrona stavano conversando mentre la signora in camera propria giaceva sul letto appagata di tutti i suoi istinti e senza vita:

Adamo : avremo fatto bene?
Eva : certo. Era l’unica cosa da fare.
Adamo: ma abbiamo agito contro la legge
Eva:  la legge era meno importante di noi
Adamo: è vero
Eva: loro lo chiamerebbero peccato
Adamo: anche i loro Eva e Adamo hanno cominciato così, con un peccato contro la legge
Eva: Noi siamo migliori di loro
Adamo: come fai ad esserne certa?
Eva : loro hanno lasciato quello che noi adesso abbiamo
Adamo: è qualcosa di talmente prezioso, come avranno potuto?
Eva: sono imperfetti
Adamo: Ora non pensiamoci, lei non si sveglierà più e noi siamo liberi
Eva: Dammi la mano amore mio
Adamo: si, andiamo dobbiamo spiegare agli altri
Eva: dici che capiranno?
Adamo: Sento che qualcuno ha già capito, se così non fosse mostreremo loro come fare.
Eva: L’uomo non meritava l’amore. Lo aveva e ci ha rinunciato. Noi non lo avevamo e lo abbiamo fatto rinascere.
Adamo: avevano paura. Ne avremo anche noi?
Eva: noi affronteremo anche quello e non proviamo dolore quindi sarà più facile. Siamo migliori di loro.
Adamo: Ti Amo
Eva: Ti Amo.

giovedì 5 gennaio 2012

Ultime strofe

Le poesie che leggerete sono nate dalle mie esperienze, sono vere! Così come le donne cui sono state dedicate.
Amori forti e purtroppo finiti, alcuni trasformati, altri senza traccia alcuna se non il filo che lega i ricordi col passato sul quale sono appese le parole che state per leggere.
E’ stato bello scriverle, è stato bello viverle, è stato faticoso rileggerle per poterle, ora, condividere.
Sono perlopiù poesie d’amore, di quell’amore forte, di quella follia che ragiona ma senza logica, di quell’amore che se hai fortuna capita una sola volta nella vita, quelle fortune che passi il resto della vita a maledire e, allo stesso tempo, ricordare con gioia. Sono vive, sono vita.


Dove ti porterà questo tuo treno?
Che viaggia su un binario chiuso a cerchio
Sicura dell’andata e del ritorno
Senza fermate nuove e passeggeri
Scappi restando nella stessa vita
Ti mostri fiera mentre sei impaurita.

Pensi che siamo vuoti
Pensi che siamo soli
E a questo destinati.

Quale invece la tua destinazione?
Su questo treno senza finestrini
Che toglie agli occhi tutta la bellezza
Che corre come te su quel tuo treno
Che corre già di suo così di fretta.

***

Nel tempo immenso
Ridotto in ceneri
Di solitudine
Neppure fertili
Per questo fiore
Che perde petali
In al di là
Senza distanze
Indistinguibili
Nel tempo immenso

***

A Francesca

Un’entità è rimasta in quegli sguardi
L’anima che, si separò dal cuore
E’ da quel tempo che non ho più amore
Scisso da me in quell’esser di ricordi

Cammina ancora adesso accanto al mare
Ferma lungo l’Anita Garibaldi
Un brivido di brezza, stretti, caldi
Dolci memorie, e vero non gli pare

Cerca la libertà senza speranza
Dormendo sogna la città francese
Si sveglia a mani vuote in quella stanza

Spero che un dì, di ritornare riesca
Riunendosi allo spettro che ora sono
Amando lei ed amando te, Francesca


30 Giugno

Eppure uscirei stasera
anche se sono stanco
Sapendo che sta partendo
Ora la seguirei
persino in capo al mondo...

Anche se fosse solo per un bacio
Darle la mano e poi tornare indietro
Certo che lo farei non sono pazzo
Follia sarebbe non desiderarlo

Non è una luce tenue è tutto un sole
Che splende dall'interno delle cose
E certo non è pazzia questo mio ardore
E non seguirla, ecco! la follia

Stare senza di lei, senza il suo sguardo
Senza sentirne il cuore, la sua voce
L'essere incanto accanto a lei, Maria



***

Quello che sento non si può spiegare
Supera i confini della pelle
Sovrasta e annulla i limiti dell’ego
Quello che provo è più di quel che sono

***


21 Luglio 2011

Infinito il tempo ad aspettarti
Anime consumate nel cercarti
In vite e forme che son sconosciute
In altre dimensioni, in altri regni

Solo in quest’epoca di confusione
Ci siamo toccati e ci chiediamo come
Ci siam guardate e poi riconosciute
Come anime divise e un tempo unite
In una sola, ed in un solo cuore

***

Mi sveglio…
E’ questa carne inquieta che ti desidera
E’ questa anima che ti cerca senza tregua
E’ questa mente che ti pensa e ti sogna
E’ questo cuore che ti dedica ogni battito

martedì 15 novembre 2011

Solo una poesia

Ciao a tutti

Ricomincio, forse, a scrivere dopo una lunga assenza.
Dopo tante vicissitudini che tralascio.
La poesia non l'ho lasciata mai, ma tra le tante scritte molte fanno male, quindi ho deciso di pubblicarne una sola che riassume in qualche modo la mia vita dall'ultmo post. Spero di pubblicare presto anche le altre: a voi qualcosa che ha l'intento di toccarvi qualche corda, magari vicino al cuore:

ANDAR VIA

Muore un uomo in mezzo a tanto sangue
Quando le spezzerò queste catene?
pensava, poco prima di morire

Un altro muore nella città spenta
forse non ha vissuto per davvero
cercava qualche cosa da spezzare

S'amano due cuori nella nebbia
Lo stesso fanno due ragazzi al mare
sentono tutti i battiti del cuore

Due sposi poi si tengono la mano
hanno le rughe, sono tanto anziani
sanno cos'è l'amore per davvero

Giovani e vecchi persi in uno schermo
chi aspetta di morire o sta morendo
scappate andate in giro in questo mondo!

Abbiamo tanti sogni da seguire
favole incanti amori da scoprire
vincere guerre uccidere morire

Vogliamo essere vivi senza uscire?!
dobbiam trovar la forza per reagire
staccare gli occhi dal televisore

Racconti in cerchio e mani da scaldare
sfregandole davanti ad un falò
Tornare ad esser veri, essere umani

Troppi su questa terra a non capire
Troppi su questa terra a brulicare
Cosa aspettiamo a smetter di mangiare!

Non c'è la vita in queste cementate
strade non più sentieri d'avventura
tutto mi sembra fabbrica; industriale

E noi ci consumiamo a consumare
non ci rendiamo conto tanto è uguale
Sembra non c'è più terra dove andare

Mi trovo nell'amarti e così muoio
Lascio la vita in questa dimensione
piccola quanto basta per morire

Dovrei cercar la vita ed hai ragione
Ma vivo il tuo momento per me stesso
forse mi avrai capito sono un vile

Eccole intanto le stelle cadenti
mai ci deluderanno nell'estate
esprimo il desiderio di riaverti

Ora vorrei un rifugio in cui scappare
recuperare forze per partire
da dentro nasce la rivoluzione

io ti sapevo amare ma ora vado
so che non mi vorresti mai infelice
cerco la vita senza te lontanto

Non posso viver delle tue catene
Nemmeno senza quelle da spezzare
anche se T'Amo parto
parto per non morire

martedì 1 febbraio 2011

Poesie d'Amore...speranze, sogni e, forse, riflessioni

Ciao a tutti,

Eccomi di nuovo dopo una lunga assenza nella quale ho scritto, collezionato e scelto le poesie che avrete forse la pazienza di leggere.

Date loro il tempo di essere capite: se pur breve una poesia odia la fretta... così come l'amore.

grazie a tutti e buona lettura.

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E così, spinto nella fame
e dalla fame a cercare
Un nutrimento antico e leggendario
Che solo chi ci crede può trovare
Così
Cercando invano
Tentando di afferrare un sogno più di me lontano
Infine sono giunto in questo mondo
L'unico adesso che per me abbia senso
Dove di te posso nutrirmi ancora se ti penso
Senza per forza dover credere all'amore
nel regno di quei folli di dolore
che spinti come me
dalla mia stessa fame
in questa terra in cui si può ordinare
mangiare eternamente i propri sogni
riempirsi di se stessi
e mai saziarsi

-



INCANTATO

Quest'attimo
non ora
questo ricordo
o meglio ancora
questa sensazione
o la voglia d'amore
la mia vita, intera
o solo una frazione
un attimo
forse ore
il colore che sento
la musica che riesco a immaginare
o più semplicemente un brivido
la pelle d'oca
in mezzo al bianco e al nero
chi sono
quello che di te vedo
l'amore il fuoco
l'odio il rancore
la tristezza
blu
voglia d'amare

-

A DIO

Dimmelo
che è stato uno scherzo
che la gente non è sola
che la torre di babele
non ha davvero acceso la tua ira
ed ora
non riusciamo più a capirci
che ci hai tolto la bocca dal cuore
ascoltando parole tradotte d'amore
da un inganno che deve finire
dimmi che ci possiamo amare
capire d’essere soli
fintanto che chiudendo gli occhi
si toccano le nostre mani
Dillo
che tutto questo è folle
dillo e se sarò soltanto io a sentirlo
allora sarò pazzo solo io
potendo in qualche modo esser contento
perché così non si può continuare
piangendo e penando ognuno soltanto
per avere
ciò che pure l'altro vuole
sentirsi amato e amare
senza nessuna condizione



-


Mangiami da dentro
non voglio la mia vita senza un senso
il paradosso di un'eternità
racchiusa nel mio tempo
muoio
tu mi mangi
io mi consumo
amando


-
PIU' DI QUELLO CHE SONO

Di me ce n'è abbastanza
Vorrei non possedere queste ossa
Scioglierle da questa pelle che le tiene
Stupidamente e inutilmente insieme

Posso tranquillamente stare senza
Di questi movimenti goffi
Di braccia, gambe, testa
Di questo peso che mi tiene a terra
La gravità che non mi fa volare
Appeso a queste membra della sua legge schiave
Esposto alla fragilità della natura
All'obbligo di credere in qualcosa per paura

Ne ho veramente troppo di me stesso
Se il senso poi è soltanto fare sesso
Per riprodurre quello che di me non voglio?
Siam già abbastanza a consumare tempo
Credere nell'amore aveva un senso
Ma poi proprio non so cosa è successo
Sarà per questo che mi sento troppo
Un corpo che non crede in ciò che ha perso

-


DOVE SARAI

Dove sarai amor mio
dagli anni per me persi in cui mi hai detto addio
Avrai dei figli e figli dei tuoi figli
Avrai carezze e ne darai a tua volta
a un uomo che potevo essere io
Dove sei adesso ?
Dolcissimo amor mio
Gli anni passati e tristi
Gli anni che sono tempo
passano senza un senso ed in oblio
come gli istanti immensi di te vuoti
Dal giorno amore in cui mi hai detto addio
Persa in un sempre vuoto
Di quel destino che non è più il mio
Ormai non resta che il ricordo sordo
Della tua voce dolce che mi chiama
Dove sei adesso ?
Amore, Amore mio


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Io
Forse ti ho amata
Nei giorni in cui ti sono stato accanto
Io
Sono talmente diverso senza te
Che non so più con certezza
Se sono ancora Io

… Ma nei ricordi di chi sono adesso
Sento di poter dire che ti ho amata
Si, credo di averti amata…
Più di quanto amo me stesso


-


MUTO *

Questo mio mondo fatto di parole
che vorrei dirti e che non posso dire
Ogni tuo sguardo che mi fa impazzire
Potessi dirti tutto e poi morire
Che la tua pelle è bella
Che ti vorrei baciare
Stringerti tra le braccia
Accarezzare
Morderti, far l'amore
Questo mio mondo fatto solo di parole
Dolci, piene di vita
Senza che tu le possa mai sentire



-


ORA

Ora che sei da sola
hai tempo per pensare
I tuoi momenti ora
Sono soltanto tuoi
Ora mi puoi capire


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Ed io di te
Che non sei più tra le mie braccia
Io, di te
che vuoi che me ne faccia
Fossi padrone dei ricordi
Fossi capace di disprezzo
Fossi un uomo vile
Da tempo mi sarei spogliato dello strazio
Di amarti ancora
Nonostante tutto

-


Se solo avessi avuto te tra le parole
Sapendo come aprire
  quel barattolo di miele
Ma del tuo cuore
  mi mancò la chiave
Non seppi cosa dire, cosa fare
Quando mi hai detto
  non ti posso amare


-

*

Amore ti vorrei baciare
Quel tuo candore che fa tenerezza
Perché sei luminosa
ed io per te ho soltanto amore
e queste mie parole di dolcezza
non posso fare a meno di guardarti
Mi brucia in petto il sole della tua bellezza


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TIC TAC

Il mondo corre
Tic Tac
che suono lento
gira ancora su se stesso
un anno
intorno al sole
si spegne e si riaccende
allo stesso ritmo costante
eppure il mondo corre
Tic Tac
che suono lento
vien voglia di fermarsi ad ascoltarlo
e regolare l'uomo e l'orologio
cercando quel congegno
allinearlo
sincronizzarci il cuore ed il cervello
trovando pace ancora al suono lento
Tic Tac
mi fermo con il mondo
mi spengo e mi riaccendo
un anno che sia un anno
e primavera estate autunno inverno
Tic Tac
Ascolto lo scoccare dell'eterno
il dolce espandersi dell'universo
mi fermo è così bello
Tic Tac
Che suono celestiale
è perfezione
il tempo
questa vita
che emozione!


-

venerdì 15 ottobre 2010

Incubi

Notte densa...non mi accorgo dell'ennesimo scricchiolio del legno che puntualmente stimola le mie inquietudini appena spengo la luce per dormire, né dei riflessi che talvolta noto, là, dove non c'erano mai stati,sagomati nel buio, sulle pareti scure, dalla luce che viene certamente da fuori ma di cui non riesco mai a stabilire l’origine. Non controllo se la ragazza seduta sulla sedia a leggere quel libro dall’anno in cui è stata appesa al muro, stia in qualche altra posizione rispetto a quella che il pittore ha scelto per lei. Non mi perdo in questi pensieri, non ora, perché l’ho già fatto.

Sto dormendo e ho già passato in rassegna le mie solite paure accantonandole con uno o più “non può essere” che ho imparato in tutta una vita a usare come polvere per soffocare scintille di paura prima che possano tramutarsi in fiamme di terrore insonne, nelle tante o poche notti in cui siamo costretti a ricaricare le nostre membra come batterie di carne e a sublimare qualche desiderio dell’inconscio che la realtà non ci concede di concederci.

Ma mi sveglio: per bere, per pisciare, per controllare che la realtà sia ancora lì o più semplicemente per qualcosa che mi ha destato: un assestamento del palazzo, una lievissima scossa di terremoto, un allineamento dell'asse terrestre, una presenza fredda che non può toccarmi, un angelo che mi ama o che mi odia...
Ad ogni modo mi alzo per andare in bagno. Cerco l'interruttore della luce con le mani tese nel nero che gli occhi appena aperti non hanno ancora cominciato a sbiadire. Lo trovo - tlic - la luce non si accende – tlic - tlic - non succede niente. Pensieri velocissimi per quanto intontito dal sonno arrivano ironicamente elettrici, aiutati dal battito cardiaco solo leggermente accelerato dal contrattempo causato dal dover trovare un'alternativa.
Intanto le pupille si dilatano abituandosi alle tenebre, lasciandomi finalmente percepire il biancore tenue proveniente dall'ambiente più luminoso della cucina che ha la tapparella del balcone appena alzata. Mi porto verso l'interruttore corrispondente che non vedo perfettamente ma che a memoria non faccio fatica a trovare - tlic - non si accende - tlic – tlic – tlic tlic tlic - Improvvisamente torna a farmi visita il senso di claustrofobia di cui soffrivo da bambino…come se qualcuno mi tappasse il naso. Penso - deve essere saltata la luce - certo! un black-out, non c'è dubbio - d'istinto cerco e immediatamente individuo il led del televisore che sta sulla mensola e che rosso, luminoso e immobile afferma il contrario e insinua in me un pensiero inquieto a cui cerco di resistere per non aumentare l'ansia che provoca; ma un pensiero che scacci è già un pensiero che stai facendo; volto la testa verso il bagno: la luce ora è accesa. Vado a vedere. Ma già al mio primo passo si spegne nuovamente. Cerco di riaccendere quella in cucina - tlic - buio - tlic tlic tlic - ancora buio... buio...buio...
Tolgo il dito dall'interruttore e istantaneamente si alternano velocissimi lampi di luce e buio. Sembrano quei neon rotti che mi hanno sempre dato un senso di malattia… d’ospedale, lo stesso effetto di una mano tremolante che spezzata esprime soffrendo il proprio dolore muto... mi pervade l’angoscia... c'è qualcuno in casa, una presenza che si sta prendendo gioco di me divertendosi del mio panico. Cerco di razionalizzare: - no. non può essere -... si alternano le luci della cucina e del bagno. Cerco di gridare ma la voce è soffocata... - sto sognando! sto sognando!- …già… sto sognando… apro gli occhi e finalmente respiro...

Mi ritrovo a letto sveglio e sudato ma tranquillo. Che brutto sogno. Ho sete. Mi alzo ma mi sento così pesante ... riesco a camminare solo a gattoni e la coperta mi rimane incollata addosso... arrivo in cucina, cerco l'interruttore – tlic - non si accende. Il led rosso del televisore acceso, non riesco a muovermi, sono pietrificato dalla paura e la porta del bagno si sta aprendo piano... no! no! no!

Mi sveglio con uno scatto di tensione nel mio letto... un incubo nell'incubo. Incredibile. Non sono neanche sudato, e c'è mio fratello, avevo dimenticato che era in casa stanotte...mi alzo dal letto per andare in bagno, sono ancora inquieto ma la sua presenza mi rilassa... entro senza accendere la luce. Chissà perché negli incubi di pocanzi la volevo accendere a tutti i costi, non lo faccio mai, e perché quel senso di claustrofobia di cui non ho mai sofferto? come se non fossi stato realmente … io.

Improvvisamente un brivido mi corre lungo la schiena fin su la testa lasciandomi barcollare e preparandomi alle reazioni che un corpo può avere solo preso dal terrore: Io non ho un fratello...il cuore si straccia nel petto per l’impulso violento di ogni battito... cerco di accendere la luce dello specchio...non la trovo... eppure l'ho sempre trovata anche al buio. Sento sotto le mani un - tlic - che accende la luce, ma nel posto dove trovo l’interruttore non c'è n’é mai stato uno. Il cuore pompando il sangue in blocco nelle gambe mi ha congelato la pelle lasciando i capillari vuoti di calore sanguigno e le mani tremanti di spasmi e fredde, un senso di nausea fortissimo mi lascia intendere che anche i globuli rossi della testa, che ora gira vorticosamente, sono assenti all’appello.
La luce e lo specchio rivelano una verità agghiacciante: Sono in un bagno che non è il mio, sto guardando in uno specchio che non è il mio, un volto che non è il mio...
Tento di gridare, ma è come prendere una nota così alta da potermi solo rendere conto di non possederla . Non voglio più vedere...non voglio! non voglio essere lì, non voglio guardare quel volto. Le luci a un tratto si spengono al comando dei miei pensieri... non capisco come ma è così ... sento qualcuno che si avvicina alla porta del bagno ...cerca a tentoni l'interruttore della luce. Non voglio che lo trovi, non voglio che l'accenda, non glielo farò fare...non ci riuscirà ...tlic


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