venerdì 15 ottobre 2010

Incubi

Notte densa...non mi accorgo dell'ennesimo scricchiolio del legno che puntualmente stimola le mie inquietudini appena spengo la luce per dormire, né dei riflessi che talvolta noto, là, dove non c'erano mai stati,sagomati nel buio, sulle pareti scure, dalla luce che viene certamente da fuori ma di cui non riesco mai a stabilire l’origine. Non controllo se la ragazza seduta sulla sedia a leggere quel libro dall’anno in cui è stata appesa al muro, stia in qualche altra posizione rispetto a quella che il pittore ha scelto per lei. Non mi perdo in questi pensieri, non ora, perché l’ho già fatto.

Sto dormendo e ho già passato in rassegna le mie solite paure accantonandole con uno o più “non può essere” che ho imparato in tutta una vita a usare come polvere per soffocare scintille di paura prima che possano tramutarsi in fiamme di terrore insonne, nelle tante o poche notti in cui siamo costretti a ricaricare le nostre membra come batterie di carne e a sublimare qualche desiderio dell’inconscio che la realtà non ci concede di concederci.

Ma mi sveglio: per bere, per pisciare, per controllare che la realtà sia ancora lì o più semplicemente per qualcosa che mi ha destato: un assestamento del palazzo, una lievissima scossa di terremoto, un allineamento dell'asse terrestre, una presenza fredda che non può toccarmi, un angelo che mi ama o che mi odia...
Ad ogni modo mi alzo per andare in bagno. Cerco l'interruttore della luce con le mani tese nel nero che gli occhi appena aperti non hanno ancora cominciato a sbiadire. Lo trovo - tlic - la luce non si accende – tlic - tlic - non succede niente. Pensieri velocissimi per quanto intontito dal sonno arrivano ironicamente elettrici, aiutati dal battito cardiaco solo leggermente accelerato dal contrattempo causato dal dover trovare un'alternativa.
Intanto le pupille si dilatano abituandosi alle tenebre, lasciandomi finalmente percepire il biancore tenue proveniente dall'ambiente più luminoso della cucina che ha la tapparella del balcone appena alzata. Mi porto verso l'interruttore corrispondente che non vedo perfettamente ma che a memoria non faccio fatica a trovare - tlic - non si accende - tlic – tlic – tlic tlic tlic - Improvvisamente torna a farmi visita il senso di claustrofobia di cui soffrivo da bambino…come se qualcuno mi tappasse il naso. Penso - deve essere saltata la luce - certo! un black-out, non c'è dubbio - d'istinto cerco e immediatamente individuo il led del televisore che sta sulla mensola e che rosso, luminoso e immobile afferma il contrario e insinua in me un pensiero inquieto a cui cerco di resistere per non aumentare l'ansia che provoca; ma un pensiero che scacci è già un pensiero che stai facendo; volto la testa verso il bagno: la luce ora è accesa. Vado a vedere. Ma già al mio primo passo si spegne nuovamente. Cerco di riaccendere quella in cucina - tlic - buio - tlic tlic tlic - ancora buio... buio...buio...
Tolgo il dito dall'interruttore e istantaneamente si alternano velocissimi lampi di luce e buio. Sembrano quei neon rotti che mi hanno sempre dato un senso di malattia… d’ospedale, lo stesso effetto di una mano tremolante che spezzata esprime soffrendo il proprio dolore muto... mi pervade l’angoscia... c'è qualcuno in casa, una presenza che si sta prendendo gioco di me divertendosi del mio panico. Cerco di razionalizzare: - no. non può essere -... si alternano le luci della cucina e del bagno. Cerco di gridare ma la voce è soffocata... - sto sognando! sto sognando!- …già… sto sognando… apro gli occhi e finalmente respiro...

Mi ritrovo a letto sveglio e sudato ma tranquillo. Che brutto sogno. Ho sete. Mi alzo ma mi sento così pesante ... riesco a camminare solo a gattoni e la coperta mi rimane incollata addosso... arrivo in cucina, cerco l'interruttore – tlic - non si accende. Il led rosso del televisore acceso, non riesco a muovermi, sono pietrificato dalla paura e la porta del bagno si sta aprendo piano... no! no! no!

Mi sveglio con uno scatto di tensione nel mio letto... un incubo nell'incubo. Incredibile. Non sono neanche sudato, e c'è mio fratello, avevo dimenticato che era in casa stanotte...mi alzo dal letto per andare in bagno, sono ancora inquieto ma la sua presenza mi rilassa... entro senza accendere la luce. Chissà perché negli incubi di pocanzi la volevo accendere a tutti i costi, non lo faccio mai, e perché quel senso di claustrofobia di cui non ho mai sofferto? come se non fossi stato realmente … io.

Improvvisamente un brivido mi corre lungo la schiena fin su la testa lasciandomi barcollare e preparandomi alle reazioni che un corpo può avere solo preso dal terrore: Io non ho un fratello...il cuore si straccia nel petto per l’impulso violento di ogni battito... cerco di accendere la luce dello specchio...non la trovo... eppure l'ho sempre trovata anche al buio. Sento sotto le mani un - tlic - che accende la luce, ma nel posto dove trovo l’interruttore non c'è n’é mai stato uno. Il cuore pompando il sangue in blocco nelle gambe mi ha congelato la pelle lasciando i capillari vuoti di calore sanguigno e le mani tremanti di spasmi e fredde, un senso di nausea fortissimo mi lascia intendere che anche i globuli rossi della testa, che ora gira vorticosamente, sono assenti all’appello.
La luce e lo specchio rivelano una verità agghiacciante: Sono in un bagno che non è il mio, sto guardando in uno specchio che non è il mio, un volto che non è il mio...
Tento di gridare, ma è come prendere una nota così alta da potermi solo rendere conto di non possederla . Non voglio più vedere...non voglio! non voglio essere lì, non voglio guardare quel volto. Le luci a un tratto si spengono al comando dei miei pensieri... non capisco come ma è così ... sento qualcuno che si avvicina alla porta del bagno ...cerca a tentoni l'interruttore della luce. Non voglio che lo trovi, non voglio che l'accenda, non glielo farò fare...non ci riuscirà ...tlic


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