E quindi...
quindi mi ha lasciato..Quindi è successo ancora: mentre stavo beato a guardare il cielo dalle nuvole il mondo ha pensato bene di cadermi addosso un'altra volta. Stavolta ero più preparato.Almeno sotto certi aspetti. Avevo già chiarito a suo tempo alcune questioni fondamentali che ti trovi a dover definire la prima volta che ti succede, quando ti lascia il primo grande amore; il più grande solo perché è il primo: non hai mai avuto una delusione e pensi che non l’avrai , che a te non può succedere e l’investimento su di lei è pari all’infinito più uno; sei solo amore allo stato puro, una volta che capisci che anche quella cosa può finire sei finalmente diventato uomo o disilluso ai fini di ciò che voglio intendere un termine vale l’altro.
Quando qualcuno decide di tagliare e tu non te lo aspetti è interessante notare come sia inevitabile passare per le stesse dinamiche psichiche dei malati terminali : negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione.
Di seguito le più comuni reazioni commentate fase per fase:
Negazione : “ tornerà da me …” o peggio : ”non può stare senza di me!”. E’ il caso di puntualizzare ... non c’è nessuno al mondo che non può stare senza di te, chiunque è in grado di stare da solo e tu stai per esserne la prova vivente.
Rabbia : “è una stronza!! tutto quello che le ho dato! quello che ho fatto per lei!!!” eccetera eccetera eccetera, questo è il momento in cui quando non sei con un amico stai zitto perché non ce la fai più a sentire la tua voce che si lamenta.
Patteggiamento: “però in fondo la capisco … anch'io ho sbagliato … “ e qui ti tocca fare pena, gli amici ti dicono o vorrebbero dirti di tirare fuori le palle, sanno perfettamente che se non esistesse un codice penale lei si troverebbe in ospedale con la faccia tumefatta di schiaffi.
Depressione: rabbia patteggiamento e negazione frullati e lasciati a macerare … finché non vanno a male, un sol sorso e ti fai divorare lo stomaco perdendo completamente le forze.
Accettazione: “ma si, è stato meglio così …” NON E’ VERO! ma finalmente sei fuori, la figata è che sei tutt’altro che morto anzi ricominci a vivere.
E quindi..-.
E quindi mi ha lasciato.
Mentre me ne stavo seduto sulle nuvole a pescare in un mare di stelle un altro sogno da regalarle sono scivolato sfaldandomi al suolo dopo un volo interminabile durato un istante ma dopotutto sono ancora vivo e in fondo posso dire: "ma si, è stato meglio così..." , e adesso che mi sono rialzato da terra getto di nuovo l'amo in quel mare di stelle; chissà che il sogno che avrei pescato non fosse proprio questo e appartenesse a me invece che a lei.
Domenico D'Apice
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mercoledì 30 dicembre 2009
sabato 26 dicembre 2009
Romantico in difficoltà
Io ti cerco, non smetto mai, musa che dai significato alla mia natura, una donna, il più delle volte un’invenzione, una sensazione difficile da afferrare e ancor più da stringere e tenere a sé, come entrare in una bolla di sapone, un mondo fantastico dove anche un sospiro poco più del lieve dissolve ogni cosa.
Io sono un romantico. Non sono l’ultimo ma siamo pochi, confusi, deboli, nascosti, sostituiti da altri valori.
Sono un romantico, in difficoltà.
Vorrei scriverle lettere lunghissime, passionali, e fiumi di parole dolcissime, i pensieri d’amore non bastano mai e non me li posso tenere colto da ispirazione e incalzato dalle immagini del suo viso nella mente che le scandaglia millimetro per millimetro dove le misure neanche esistono in cerca di un altro dettaglio meraviglioso di cui scrivere ; romantico egoista che si nutre del piacere di far piacere, di far sorridere, arrossire, palpitare il suo cuore … e ascoltarne il battito è il linimento perfetto che da sollievo alle ferite dolci di un romantico innamorato.
Sono un romantico, mio malgrado.
Guerriero maldestro del XXI secolo che si batte senza armi contro un esercito munito dei più potenti, inutili, effimeri e devastanti status symbol. La poesia contro una bella macchina, una posizione importante, un conto in banca … non è che perdiamo … è che non vogliamo vincere, sarebbe come sacrificare la patria in guerra, come se un pacifista per avere ragione dei suoi ideali uccidesse, non si può , non si deve quotare la poesia sul mercato e darle un valore con la virgola e due zeri e venderla e trasformarla nel suo nemico per eccellenza : lo scambio come merce.
Sono un romantico, ci credo.
Un uomo e una donna che si amano possono dimenticarsi del mondo e di tutti i suoi problemi creati ad arte con la sola e unica funzione di dividerci: Oriente occidente, nord sud, destra sinistra, neri bianchi gialli rossi, inglesi irlandesi, napoletani milanesi, poveri ricchi, giovani adulti, Uomini-Donne, non facciamoci ingannare l’amore è unione e l’unione è inevitabilmente forza.
Ci torturano istruendoci su chi dovremmo essere e come dovremmo essere e ci fanno stare male perché non siamo come ci dicono che è giusto essere secondo un meccanismo che abbiamo avviato noi stessi,che ha preso vita; Essere statistico-senziente di cui abbiamo perso il controllo . Dobbiamo consumare, non importa il grado di soddisfazione dei propri bisogni se ne possono creare di nuovi, nuove scuse, nuove colpe, nuove malattie, nuovi mostri dell’industria dei bisogni latenti: diventare sempre più belli, sempre più forti, sempre più di un più che presuppone il nostro non essere abbastanza, la poesia in questo mare nuota a fatica o affoga.
Chiedetevi invece quanta musica ascoltate, quanti libri leggete, quanto tempo dedicate a cercare un’emozione che vi accarezza la spina dorsale? ... La vita.
Sono e continuo ad essere un romantico e non potrei esistere senza le donne e la loro femminilità.
Voglio dare un messaggio alle donne che fanno le pubblicità sui prodotti di bellezza e che si mettono nude in calendari e già belle si fanno foto-ritoccare: SMETTETE!!! state facendo male ad altre donne!!
Quando ci innamoriamo, noi uomini vi guardiamo negli occhi e sogniamo e vi giuro non ci accorgiamo di quanto è brillante il vostro ultimo rossetto e di quanto avete speso per la vostra borsetta!!! Quando sono innamorato la donna che amo è bella!!!
Tremo al pensiero di avere una bimba e farle accendere il televisore: il messaggio è sempre lo stesso: così come sei non vali niente; solo con quello che ti vendiamo varrai.
Sono un romantico egocentrico e scusatemi se me la prendo quando la donna che amo pensa di valere di più o di meno secondo quant’è il totale in euro di quello che indossa e non per quanto si accendono i miei occhi quando mi sta davanti, non mi piace farmi rubare lo spazio di un complimento spontaneo e quando ti dico che ti amo mi riferisco sempre alla tua anima, falla più bella sorridendo.
Domenico D’apice
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Io sono un romantico. Non sono l’ultimo ma siamo pochi, confusi, deboli, nascosti, sostituiti da altri valori.
Sono un romantico, in difficoltà.
Vorrei scriverle lettere lunghissime, passionali, e fiumi di parole dolcissime, i pensieri d’amore non bastano mai e non me li posso tenere colto da ispirazione e incalzato dalle immagini del suo viso nella mente che le scandaglia millimetro per millimetro dove le misure neanche esistono in cerca di un altro dettaglio meraviglioso di cui scrivere ; romantico egoista che si nutre del piacere di far piacere, di far sorridere, arrossire, palpitare il suo cuore … e ascoltarne il battito è il linimento perfetto che da sollievo alle ferite dolci di un romantico innamorato.
Sono un romantico, mio malgrado.
Guerriero maldestro del XXI secolo che si batte senza armi contro un esercito munito dei più potenti, inutili, effimeri e devastanti status symbol. La poesia contro una bella macchina, una posizione importante, un conto in banca … non è che perdiamo … è che non vogliamo vincere, sarebbe come sacrificare la patria in guerra, come se un pacifista per avere ragione dei suoi ideali uccidesse, non si può , non si deve quotare la poesia sul mercato e darle un valore con la virgola e due zeri e venderla e trasformarla nel suo nemico per eccellenza : lo scambio come merce.
Sono un romantico, ci credo.
Un uomo e una donna che si amano possono dimenticarsi del mondo e di tutti i suoi problemi creati ad arte con la sola e unica funzione di dividerci: Oriente occidente, nord sud, destra sinistra, neri bianchi gialli rossi, inglesi irlandesi, napoletani milanesi, poveri ricchi, giovani adulti, Uomini-Donne, non facciamoci ingannare l’amore è unione e l’unione è inevitabilmente forza.
Ci torturano istruendoci su chi dovremmo essere e come dovremmo essere e ci fanno stare male perché non siamo come ci dicono che è giusto essere secondo un meccanismo che abbiamo avviato noi stessi,che ha preso vita; Essere statistico-senziente di cui abbiamo perso il controllo . Dobbiamo consumare, non importa il grado di soddisfazione dei propri bisogni se ne possono creare di nuovi, nuove scuse, nuove colpe, nuove malattie, nuovi mostri dell’industria dei bisogni latenti: diventare sempre più belli, sempre più forti, sempre più di un più che presuppone il nostro non essere abbastanza, la poesia in questo mare nuota a fatica o affoga.
Chiedetevi invece quanta musica ascoltate, quanti libri leggete, quanto tempo dedicate a cercare un’emozione che vi accarezza la spina dorsale? ... La vita.
Sono e continuo ad essere un romantico e non potrei esistere senza le donne e la loro femminilità.
Voglio dare un messaggio alle donne che fanno le pubblicità sui prodotti di bellezza e che si mettono nude in calendari e già belle si fanno foto-ritoccare: SMETTETE!!! state facendo male ad altre donne!!
Quando ci innamoriamo, noi uomini vi guardiamo negli occhi e sogniamo e vi giuro non ci accorgiamo di quanto è brillante il vostro ultimo rossetto e di quanto avete speso per la vostra borsetta!!! Quando sono innamorato la donna che amo è bella!!!
Tremo al pensiero di avere una bimba e farle accendere il televisore: il messaggio è sempre lo stesso: così come sei non vali niente; solo con quello che ti vendiamo varrai.
Sono un romantico egocentrico e scusatemi se me la prendo quando la donna che amo pensa di valere di più o di meno secondo quant’è il totale in euro di quello che indossa e non per quanto si accendono i miei occhi quando mi sta davanti, non mi piace farmi rubare lo spazio di un complimento spontaneo e quando ti dico che ti amo mi riferisco sempre alla tua anima, falla più bella sorridendo.
Domenico D’apice
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domenica 20 dicembre 2009
Amore
L'amore.Già solo il potere della parola è micidiale, provate ha pronunciarla, da soli, da sola, è incredibile la quantità di sensazioni che riesce a evocare. Ed evocare è la parola giusta da usare perché è usata in magia per gli incantesimi e l'amore è incanto ed è l'unica connessione reale alla magia: il resto è immaginazione che troviamo sui libri in fiabe racconti e simili.
Scrivere d'amore in termini logici non è né facile né possibile. Almeno per ora. Ci sono studiosi che sviscerano fin dalla nascita della psicanalisi l'argomento: tra chi sostiene che tutto ruota intorno al sesso e chi che è più giusto amare che essere amati per non essere dipendenti e a dimostrazione del passaggio dallo stato di adolescente a quello adulto. Oggi viviamo l'amore in modo molto complicato e per come la vedo io a causa della sua: contaminazione.
E' innegabile che oggi ci fermiamo a valutare per lasciarci andare, ci chiediamo se ne vale la pena, se dobbiamo rinunciare a una parte di quello che abbiamo costruito fino a quel punto della nostra vita e investire tutto col rischio di perdere ogni cosa. Sembra che siamo tutti in un grande casinò e invece siamo tutti in un grande casino. Non è sempre stato così !! e non vi so dire se prima era meglio o peggio. Insomma oggi è come se fossimo tutti trattenuti da qualcosa, come se stessimo su un cornicione di un palazzo di un piano e stessimo li a valutare l'altezza che ci separa da terra e quanto ci potremmo far male saltando. La verità è che il palazzo di piani ne potrebbe aver uno, mille, centomila e potrebbe addirittura non esserci la terra su cui schiantarci il fatto è che finché non ci buttiamo non lo sapremo mai , IL FATTO E' CHE se ci buttiamo stiamo comunque volando. Io credo sia a questo che dovrebbero pensare uomini e donne, sono sicuro che questo sia un punto comune su cui si possa andare d’accordo e che qualsiasi altra cosa non deve più contare. Bene è più o meno tutto ciò che ho da dire facendo una panoramica su ciò che penso sia l'amore oggi. Ammetto che è un po' poco ma anche quello che ho scritto finora per me è un di più che si potrebbe tranquillamente tralasciare. Preferisco stare dentro confini prettamente poetici per dare sfogo al mio modo di vivere l'amore.
…
Luci spente
E' il presente
Non ci sono
Non c'è
Tutto e niente convivono nel medesimo istante
Cado e volo
Vivo e sono morto
Sublimarsi
La pelle a contatto come porta di un'altra dimensione
Non esistono imperfezioni
abbandonate con i nostri corpi
E' Solo un’anima
E' un solo pensiero
E' solo bellezza
E' solo purezza
E' solo amore
E' tutto questo ed è solo un bacio
-
Scrivere d'amore in termini logici non è né facile né possibile. Almeno per ora. Ci sono studiosi che sviscerano fin dalla nascita della psicanalisi l'argomento: tra chi sostiene che tutto ruota intorno al sesso e chi che è più giusto amare che essere amati per non essere dipendenti e a dimostrazione del passaggio dallo stato di adolescente a quello adulto. Oggi viviamo l'amore in modo molto complicato e per come la vedo io a causa della sua: contaminazione.
E' innegabile che oggi ci fermiamo a valutare per lasciarci andare, ci chiediamo se ne vale la pena, se dobbiamo rinunciare a una parte di quello che abbiamo costruito fino a quel punto della nostra vita e investire tutto col rischio di perdere ogni cosa. Sembra che siamo tutti in un grande casinò e invece siamo tutti in un grande casino. Non è sempre stato così !! e non vi so dire se prima era meglio o peggio. Insomma oggi è come se fossimo tutti trattenuti da qualcosa, come se stessimo su un cornicione di un palazzo di un piano e stessimo li a valutare l'altezza che ci separa da terra e quanto ci potremmo far male saltando. La verità è che il palazzo di piani ne potrebbe aver uno, mille, centomila e potrebbe addirittura non esserci la terra su cui schiantarci il fatto è che finché non ci buttiamo non lo sapremo mai , IL FATTO E' CHE se ci buttiamo stiamo comunque volando. Io credo sia a questo che dovrebbero pensare uomini e donne, sono sicuro che questo sia un punto comune su cui si possa andare d’accordo e che qualsiasi altra cosa non deve più contare. Bene è più o meno tutto ciò che ho da dire facendo una panoramica su ciò che penso sia l'amore oggi. Ammetto che è un po' poco ma anche quello che ho scritto finora per me è un di più che si potrebbe tranquillamente tralasciare. Preferisco stare dentro confini prettamente poetici per dare sfogo al mio modo di vivere l'amore.
…
Luci spente
E' il presente
Non ci sono
Non c'è
Tutto e niente convivono nel medesimo istante
Cado e volo
Vivo e sono morto
Sublimarsi
La pelle a contatto come porta di un'altra dimensione
Non esistono imperfezioni
abbandonate con i nostri corpi
E' Solo un’anima
E' un solo pensiero
E' solo bellezza
E' solo purezza
E' solo amore
E' tutto questo ed è solo un bacio
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venerdì 18 dicembre 2009
Migranti
Ciao A tutti,
Mi rendo conto di trattare un argomento sensibile e ancora voglio riaffermare l'estraneità del Blog alla politica. I miei sono pensieri, alle volte sogni e altre solo voglia di scrivere e raccontare qualcosa per condividerla. In questo caso riporto un pensiero che sentivo forte e che ho cominciato ad annotare mentre ero seduto in Metropolitana davanti a quattro facce che molti riterrebbero losche, altri fastidiose o ingiustamente sedute nel posto in cui stavano e altri come me ci vedono un mondo diverso, un’opportunità … La mia non è una critica e non mi sento migliore, capisco le paure della gente …
Insomma, metrò, musica nelle orecchie, pensieri vaganti, quattro migranti davanti a me e penso:" hanno una faccia così buona. Sono marocchini? Mah... chissà di dove saranno esattamente, mi sembrano proprio brave persone e mi viene la voglia di alzarmi, stringergli la mano, conoscerli e farmi raccontare la loro storia, il loro paese …" penso che sarebbe un po’ come viaggiare anzi mi rendo conto che sarebbe sicuramente un viaggio se inteso nel senso più puro del termine: un’esperienza. Ho da poco partecipato a una sessione tenuta da un'amica , argomento : “Turismo Responsabile “, non ne avevo mai sentito parlare prima, il concetto mi era estraneo solo nella definizione perché leggendo di cosa si tratta mi sono reso conto che la filosofia alla base già mi apparteneva, bene, credo che debba partire già dalle nostre case e ancora di più da dentro di noi considerando la nostra mente già come un luogo dal quale muoversi per viaggiare verso altre destinazioni e cancellare i confini che delineano i suoi limiti. Se ci penso è incredibile quanto con una semplice stretta di mano e una chiacchierata ci si potrebbe arricchire senza spendere un centesimo.
Sono cosciente solo ora che sono a casa che quello che sto raccontando sarebbe molto più coinvolgente ed entusiasmante per il lettore se davvero lo avessi fatto, se davvero mi fossi alzato e adesso invece di speculare su un avvenimento senza un seguito reale stessi raccontando le loro storie davvero. Ancora di più mi rendo conto che sono il primo ad avere limiti e nonostante la mia consapevolezza non riesco a varcarli, ma la mia non è paura , è timidezza e non si può mai dire dove mi porteranno questi pensieri che vi ho raccontato e che hanno trovato una porta e un sentiero per muovere i loro primi passi …
Grazie a tutti e buona serata.
Domenico D’Apice
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Mi rendo conto di trattare un argomento sensibile e ancora voglio riaffermare l'estraneità del Blog alla politica. I miei sono pensieri, alle volte sogni e altre solo voglia di scrivere e raccontare qualcosa per condividerla. In questo caso riporto un pensiero che sentivo forte e che ho cominciato ad annotare mentre ero seduto in Metropolitana davanti a quattro facce che molti riterrebbero losche, altri fastidiose o ingiustamente sedute nel posto in cui stavano e altri come me ci vedono un mondo diverso, un’opportunità … La mia non è una critica e non mi sento migliore, capisco le paure della gente …
Insomma, metrò, musica nelle orecchie, pensieri vaganti, quattro migranti davanti a me e penso:" hanno una faccia così buona. Sono marocchini? Mah... chissà di dove saranno esattamente, mi sembrano proprio brave persone e mi viene la voglia di alzarmi, stringergli la mano, conoscerli e farmi raccontare la loro storia, il loro paese …" penso che sarebbe un po’ come viaggiare anzi mi rendo conto che sarebbe sicuramente un viaggio se inteso nel senso più puro del termine: un’esperienza. Ho da poco partecipato a una sessione tenuta da un'amica , argomento : “Turismo Responsabile “, non ne avevo mai sentito parlare prima, il concetto mi era estraneo solo nella definizione perché leggendo di cosa si tratta mi sono reso conto che la filosofia alla base già mi apparteneva, bene, credo che debba partire già dalle nostre case e ancora di più da dentro di noi considerando la nostra mente già come un luogo dal quale muoversi per viaggiare verso altre destinazioni e cancellare i confini che delineano i suoi limiti. Se ci penso è incredibile quanto con una semplice stretta di mano e una chiacchierata ci si potrebbe arricchire senza spendere un centesimo.
Sono cosciente solo ora che sono a casa che quello che sto raccontando sarebbe molto più coinvolgente ed entusiasmante per il lettore se davvero lo avessi fatto, se davvero mi fossi alzato e adesso invece di speculare su un avvenimento senza un seguito reale stessi raccontando le loro storie davvero. Ancora di più mi rendo conto che sono il primo ad avere limiti e nonostante la mia consapevolezza non riesco a varcarli, ma la mia non è paura , è timidezza e non si può mai dire dove mi porteranno questi pensieri che vi ho raccontato e che hanno trovato una porta e un sentiero per muovere i loro primi passi …
Grazie a tutti e buona serata.
Domenico D’Apice
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mercoledì 16 dicembre 2009
Storia di un imbianchino
Voglio raccontarvi una storia di quando ero un ragazzino.
Non sono di famiglia benestante quindi in prima superiore per pagarmi quelle che sarebbero state le mie prime vacanze estive da solo ho dovuto cercarmi un
lavoro.
Chiedendo a vari amici mi è stata presentata una persona che sarebbe poi diventata uno dei migliori amici nella mia vita.
Si chiama Giorgio e faceva l'imbianchino, ora è in pensione.
Ho cominciato a lavorare per lui nell'estate del 1991 e ogni estate successiva per gli anni di scuola a venire, garantendomi così i soldi per poter andare in vacanza ogni fine anno scolastico.
Allora ero pieno di energie e mettevo forza, passione e impegno in tutto ciò che facevo.
Giorgio da persona intelligente qual era (aveva la quinta elementare ma non credo di avere mai conosciuto una persona più intelligente di lui) notava come
ero svelto a imparare e quanto impegno ci mettevo e mi premiava sempre sia in denaro che in complimenti.
Finiti i cinque anni di scuola ho lavorato per lui un anno intero in attesa di partire per la Naja e allora il nostro rapporto lavorativo ha avuto
l'occasione di diventare perfetto.
Io non chiedevo mai di andare a casa , mi fermavo volentieri la sera per lavare i pennelli e sistemare tutto anche se erano passate le otto ore, io cercavo sempre di fare qualcosa in più e non lo facevo di certo per i soldi ma sta di fatto che lui mi ripagava tantissimo e cosa ancora più importante : mi voleva bene.
C'era rispetto reciproco, un rispetto che non faceva mai sentire me sfruttato o lui sospettoso di pagarmi per nulla.
Nel giro di pochi mesi aumentò la mia paga diverse volte e io imparavo sempre di più e nel giro di poco tempo divenni autonomo, così lui poteva gestire più appalti contemporaneamente.
Non voglio farla lunga, la nostra amicizia dura tuttora e il tempo in cui abbiamo lavorato insieme è un bellissimo ricordo che porterò con me tutta la vita.
Ho voluto raccontarvi questa esperienza perché poi chissà per quale assurdo pensiero decisi di cambiare e lavorare per una società multinazionale, badate
bene con lo stesso entusiasmo, lo stesso impegno e la stessa forza ma purtroppo anche con le stesse aspettative della mia precedente esperienza.
Inutile dire che sono rimasto deluso, ci ho messo tempo per capire che il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore non sarebbe mai stato lo stesso che avevo avuto con Giorgio.
Ho passato anni credendoci e li ho buttati.
Le grandi aziende pensano che basta sentirsi parte di un marchio per darti quella soddisfazione che ti fa lavorare di più che non ti fa chiedere ma che ti fa
dare, ma non è così anche se alcuni cascano nella logica del marchio non saranno mai davvero felici , davvero soddisfatti , sinceramente appagati finché non
si instaurerà un rapporto di vero e reciproco rispetto e fiducia tra lavoratore e datore di lavoro.
Le multinazionali come quella in cui sono stato non capiscono che loro stesse potrebbero ottenere molto di più ragionando in termini di empatia emotiva e morale e non di leggi ed elastici da tenere tirati al limite della rottura.
In questo post non faccio nessuna domanda , volevo solo raccontarvi una storia e le sue considerazioni invitandovi a farne di vostre ma ancora di più come sempre a riflettere per tenere viva la coscienza: meritate certamente più soldi, sicuramente rispetto e naturalmente che vi si voglia bene sinceramente perché solo così darete il meglio di voi stessi senza costrizioni ma addirittura con gioia e appagamento.
Vi saluto contento di aver ripercorso con la mente i momenti passati con un datore di lavoro , con una persona meravigliosa , con un grande amico : la dimostrazione vivente che le tre cose insieme possono coesistere.
Domenico D'Apice
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Non sono di famiglia benestante quindi in prima superiore per pagarmi quelle che sarebbero state le mie prime vacanze estive da solo ho dovuto cercarmi un
lavoro.
Chiedendo a vari amici mi è stata presentata una persona che sarebbe poi diventata uno dei migliori amici nella mia vita.
Si chiama Giorgio e faceva l'imbianchino, ora è in pensione.
Ho cominciato a lavorare per lui nell'estate del 1991 e ogni estate successiva per gli anni di scuola a venire, garantendomi così i soldi per poter andare in vacanza ogni fine anno scolastico.
Allora ero pieno di energie e mettevo forza, passione e impegno in tutto ciò che facevo.
Giorgio da persona intelligente qual era (aveva la quinta elementare ma non credo di avere mai conosciuto una persona più intelligente di lui) notava come
ero svelto a imparare e quanto impegno ci mettevo e mi premiava sempre sia in denaro che in complimenti.
Finiti i cinque anni di scuola ho lavorato per lui un anno intero in attesa di partire per la Naja e allora il nostro rapporto lavorativo ha avuto
l'occasione di diventare perfetto.
Io non chiedevo mai di andare a casa , mi fermavo volentieri la sera per lavare i pennelli e sistemare tutto anche se erano passate le otto ore, io cercavo sempre di fare qualcosa in più e non lo facevo di certo per i soldi ma sta di fatto che lui mi ripagava tantissimo e cosa ancora più importante : mi voleva bene.
C'era rispetto reciproco, un rispetto che non faceva mai sentire me sfruttato o lui sospettoso di pagarmi per nulla.
Nel giro di pochi mesi aumentò la mia paga diverse volte e io imparavo sempre di più e nel giro di poco tempo divenni autonomo, così lui poteva gestire più appalti contemporaneamente.
Non voglio farla lunga, la nostra amicizia dura tuttora e il tempo in cui abbiamo lavorato insieme è un bellissimo ricordo che porterò con me tutta la vita.
Ho voluto raccontarvi questa esperienza perché poi chissà per quale assurdo pensiero decisi di cambiare e lavorare per una società multinazionale, badate
bene con lo stesso entusiasmo, lo stesso impegno e la stessa forza ma purtroppo anche con le stesse aspettative della mia precedente esperienza.
Inutile dire che sono rimasto deluso, ci ho messo tempo per capire che il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore non sarebbe mai stato lo stesso che avevo avuto con Giorgio.
Ho passato anni credendoci e li ho buttati.
Le grandi aziende pensano che basta sentirsi parte di un marchio per darti quella soddisfazione che ti fa lavorare di più che non ti fa chiedere ma che ti fa
dare, ma non è così anche se alcuni cascano nella logica del marchio non saranno mai davvero felici , davvero soddisfatti , sinceramente appagati finché non
si instaurerà un rapporto di vero e reciproco rispetto e fiducia tra lavoratore e datore di lavoro.
Le multinazionali come quella in cui sono stato non capiscono che loro stesse potrebbero ottenere molto di più ragionando in termini di empatia emotiva e morale e non di leggi ed elastici da tenere tirati al limite della rottura.
In questo post non faccio nessuna domanda , volevo solo raccontarvi una storia e le sue considerazioni invitandovi a farne di vostre ma ancora di più come sempre a riflettere per tenere viva la coscienza: meritate certamente più soldi, sicuramente rispetto e naturalmente che vi si voglia bene sinceramente perché solo così darete il meglio di voi stessi senza costrizioni ma addirittura con gioia e appagamento.
Vi saluto contento di aver ripercorso con la mente i momenti passati con un datore di lavoro , con una persona meravigliosa , con un grande amico : la dimostrazione vivente che le tre cose insieme possono coesistere.
Domenico D'Apice
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lunedì 14 dicembre 2009
NUMERO UNO
Lunedi 14 Dicembre 2009
Ciao a tutti,
comincio oggi il mio Blog , il titolo del post " Numero Uno " si riferisce alla competizione e non alla prima volta che scrivo.
Siamo sempre in gara e di conseguenza stressati, tesi, sfiduciati, sospettosi.
La mia domanda è: ci conviene ?
La risposta sembra scontata e in effetti lo è : No!
Ma non è un no assoluto e la risposta va estesa : No, a queste condizioni.
La competitività fa anche bene e deve essere premiata ma dobbiamo sempre chiederci qual è il motivo per cui siamo in competizione.
Impariamo a mettere sulla bilancia ciò che otteniamo e ciò che perdiamo e noteremo che spesso quello che otteniamo non ha peso e quello che perdiamo pesa molto, ma non si vede.
Chiedetevi se è proprio il caso di svegliarsi stressati, di odiare le persone che neanche conosciamo , di fare sogni che sono semplicemente la continuazione della giornata lavorativa , di vivere irritati invece che amati per OTTENERE un posto migliore, un cellulare , una macchina a rate, un televisore che maggior parte delle volte ti inganna e lavora a tempo pieno per convincerti ancora che non hai abbastanza e ti convince anche che le cose inutili che non hai ti servono.
Non fatevi ingannare.Vi chiedo solo se tutto questo ci serve, non voglio schierare questo blog da nessuna fazione politica. Quello che dico, le domande che faccio , riguardano tutti e propongo solo di discuterne. Le soluzioni ? provate a proporle ...
ciao a tutti
Domenico D'Apice
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Ciao a tutti,
comincio oggi il mio Blog , il titolo del post " Numero Uno " si riferisce alla competizione e non alla prima volta che scrivo.
Siamo sempre in gara e di conseguenza stressati, tesi, sfiduciati, sospettosi.
La mia domanda è: ci conviene ?
La risposta sembra scontata e in effetti lo è : No!
Ma non è un no assoluto e la risposta va estesa : No, a queste condizioni.
La competitività fa anche bene e deve essere premiata ma dobbiamo sempre chiederci qual è il motivo per cui siamo in competizione.
Impariamo a mettere sulla bilancia ciò che otteniamo e ciò che perdiamo e noteremo che spesso quello che otteniamo non ha peso e quello che perdiamo pesa molto, ma non si vede.
Chiedetevi se è proprio il caso di svegliarsi stressati, di odiare le persone che neanche conosciamo , di fare sogni che sono semplicemente la continuazione della giornata lavorativa , di vivere irritati invece che amati per OTTENERE un posto migliore, un cellulare , una macchina a rate, un televisore che maggior parte delle volte ti inganna e lavora a tempo pieno per convincerti ancora che non hai abbastanza e ti convince anche che le cose inutili che non hai ti servono.
Non fatevi ingannare.Vi chiedo solo se tutto questo ci serve, non voglio schierare questo blog da nessuna fazione politica. Quello che dico, le domande che faccio , riguardano tutti e propongo solo di discuterne. Le soluzioni ? provate a proporle ...
ciao a tutti
Domenico D'Apice
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