Compagni,
Sono stanco e stufo di tutti voi e anche di me stesso.
Sogno la piazza piena e i compagni uniti, tutti, contro le ingiustizie, sogno EL PUEBLO UNIDO che compatto può cambiare il mondo, sogno tutto questo perché ancora mi batte in petto un cuore rosso e l'amore per la lotta contro le ingiustizie di chi odia le differenze che fanno del mondo un posto meraviglioso e alimenta le differenze che fanno di questo mondo un posto schifoso.
Eppure il messaggio che vi devo dare è un altro.
State a casa!!!
Non è più il nostro tempo.
Non è più il tempo delle piazze, delle manifestazioni che falliscono e danno a tutti lo stesso messaggio:
TANTO NON CAMBIA NIENTE …
Intendiamoci. Io disprezzo chi se ne sta tranquillo a casa e mi dice che non si interessa, non si informa, non gliene frega niente perché tanto : COSA CAMBIA ? Ma nel momento in cui provo questo sentimento negativo non posso fare a meno di pensare che il fallimento è di tutti anche il mio ed è giusto che io e tutti noi ci chiediamo il perché, in che cosa abbiamo sbagliato e in cosa stiamo sbagliando.
Siamo rimasti troppo indietro e troppo attaccati ai romanticismi di piazza e ai movimenti studenteschi uniti alle tute blu che una volta facevano paura e che potevano e sapevano imporsi e ora fanno solo ridere.
C'è chi se ne frega, c'è chi pensa di cambiare le cose semplicemente votando l'ultimo nuovo piccolo partito di Grillo, c'è chi pensa addirittura che questo o quel nuovo politico che dice quelle due o tre cose giuste potrà cambiare l'Italia.
Siete tutti degli illusi! Dei cani al guinzaglio che pensano di portare a spasso il padrone; questa è la nostra condizione attuale: L'ILLUSIONE. E allora forse chi ha smesso di crederci e non si interessa più di politica e pensa che non cambierà mai niente non ha tutti i torti anzi forse ha ampiamente ragione.
I tempi sono cambiati e noi pensiamo ancora di combattere le nostre lotte scendendo in piazza, pur vedendo gli scarsi risultati, non cambiamo strategia.
La propaganda di piazza è controproducente perché invece di aggiungere alla lotta altri compagni li sottrae col messaggio che nei giorni successivi a una manifestazione viene propinato, instillato e installato nei cervelli italiani via cavo pilotando ormai sapientemente e chirurgicamente l'opinione pubblica verso la confusione che porta all'oblio.
Grillo col suo V-day, in cui ho creduto tanto, è stato l'esempio più clamoroso di ciò che intendo. Una partecipazione come quella che ha avuto il V-day doveva ottenere ben altri risultati.
Dobbiamo capire che tutti gli strumenti di lotta e propaganda sono stati studiati a tal punto che non fanno più paura e vengono automaticamente e perfettamente veicolati a piacimento dal POTERE, nemico per eccellenza della giustizia sociale.
Una qualsiasi manifestazione ha bisogno di non più di cinque giorni per essere assorbita, digerita e risputata dai mezzi di comunicazione con un messaggio nuovo o del tutto contrario a quello portato in piazza, bastano cinque giorni per far sì che la gente torni alla propria piatta esistenza facente parte del gran miscuglio incolore mass-mediatico.
La lotta deve rinnovarsi.
Grillo ci ha insegnato che internet può fare grandi cose. E' questo il messaggio che dovevamo raccogliere, non quello di fare un numero grosso che alla fine è facilmente modificabile. Il popolo viola riunitosi a Roma è stata una gemma fiorita dalle iniziative multimediali di Grillo ma come manifestazione non ha reso; perché non poteva farlo. Ma il modo in cui ci si è organizzati tramite internet è stato rivoluzionario e infatti ha scosso il Governo, vedi la reazione del Ministro Romani.
E' l'ultima volta che vi chiamerò compagni da nostalgico di un tempo di manifestazioni e risultati ottenuti che tra l'altro io non ho vissuto ma non la userò ancora in futuro perché bisogna rinnovarsi anche nel linguaggio.
I problemi sono di tutti e non bisogna dargli già in partenza un titolo che ci divide sullo scaffale delle soluzioni.
Da internet devono partire iniziative mirate, a effetto sorpresa, che coinvolgano tutti, che non ci dividano sui problemi ma che finalmente mostrino delle soluzioni.
E' maledettamente inutile continuare a lamentarsi di Berlusconi se poi su tutti i nostri televisori abbiamo i canali Mediaset, se abbiamo il conto alla Mediolanum, se siamo tifosi del Milan e così via. Berlusconi sta dov'è e fa benissimo il suo lavoro. Un lavoro che noi non siamo più capaci di fare: LA PROPAGANDA.
Per lui, bene o male l'importante è che se ne parli, esattamente come ragiona qualsiasi uomo di spettacolo, e quale miglior governante ci dovremmo meritare in un mondo che oggi basa tutto sul COME sono e non sul CHI sono.
Già in altri post ho fatto riferimento al consumo consapevole come strumento di lotta e insisto nel dire che il boicottaggio organizzato è l'unico sistema per cambiare le cose, l'unico modo che abbiamo con comodità e semplicemente scegliendo dalle nostre case o nei nostri supermercati di zona di mettere in ginocchio chi non fa le cose per bene e faccio riferimento a tutti non solo al premier.
Mi riferisco alle multinazionali che lasciano a casa i lavoratori, ai sindacati che si mettono d'accordo con le multinazionali per lasciare a casa i lavoratori, alla chiesa in politica, alle aziende che sfruttano i bambini (Nike, Adidas, Mattel, Chicco, Benetton, Reebok, Levis, Chiquita), che sperimentano sui bambini dei paesi poveri i propri prodotti sfruttando la fame degli stessi (ancora Nestlé e Danone) e in generale al tutto il potere economico che ci vuole consumare e consumatori amebe senz'anima.
Sono sicuro che vedremo presto un primo grande esempio di forza che darà una svolta alle coscienze cui seguiranno altre scelte di Consumo Consapevole Organizzato , (il "boicottaggio" è un'altra parola da lasciarsi alle spalle) proprio perché finalmente ad azione corrisponderà una reazione e un mutamento reale che metterà a tacere chi continua a dire che tanto non cambia niente.
per ora posso solo salutarvi con un ultimo e nostalgico ...
HASTA LA VICTORIA ... SIEMPRE!!!
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Quel che dici in questo post è giusto e saggio, il cambiamento sta nel cambiare il nostro stile di vita. Io lo sto facendo già da qualche tempo e ti dico in che modo.
RispondiEliminaNon compro nessuna marca di vestiti, e allora compro al mercato anche se sono consapevole del fatto che potrebbero essere vestiti di fabbricazione cinese, vado in negozi tipo bershka, h&m, zara, che hanno dei prezzi medio bassi, poi guardo le etichette e leggo: made in vietnam, bangladesh, thailandia, birmania, india...chi produrrà quei vestiti? dei bambini? oppure sono a basso costo perchè i produttori fanno leva sul fatto che i salari dei lavoratori sono bassissimi?? Contribuisco quindi allo sfruttamento dei lavoratori dei paesi + poveri?
Soluzione che mi viene in mente: comprare solo il made in Italy. Altra considerazione che mi viene in mente: non me lo posso permettere, i prezzi sono troppo alti, giustamente infatti i lavoratori devono essere pagati, i tessuti sono ottimi, ma davvero i prezzi sono fuori di testa. Cosa bisogna fare in questo caso?
Per quanto riguarda l'alimentazione invece, evito i centri commerciali e i supermercati in ogni modo, privilegiando i piccoli negozianti e le botteghe, consapevole del fatto che dovrò fare molta + strada per comprare le stesse cose e spendendo sicuramente di +.
Frutta e verdura la compro dai produttori di zona con la fornitura del g.a.s. di paese (gruppo di acquisto solidale), che mi garantisce dei prodotti organici e il + possibile a km zero. Il risultato è che sono serena quando mangio le mie verdure, ma le pago molto di + rispetto a quelle della grande distribuzione, ma fa niente mi dico, la qualità non ha prezzo. Così per: le uova, la pasta, la carne.
Sono contenta di questa scelta ma purtroppo, ancora una volta la mia scelta consapevole si rigira contro di me e solo per il fatto di pretendere di mangiare dei prodotti non trattati con sostanze chimiche, mi tocca pagarle di +...e vabbeh.
Il latte lo compro crudo, dal distributore della cascina qui vicino, lo pago 1€ al litro (questa volta meno di quello in commercio) ed è buonissimo, non produco spazzatura perchè riciclo la mia bottiglia di vetro, la lavo e la vado a riempire. Con lo stesso latte mi faccio in casa lo yogurt e il formaggio fresco. Lo stesso per l'acqua, la vado a prendere alla "casa dell'acqua" del paese nelle bottiglie di vetro. Produco il detersivo per i piatti con una miscela di limoni, aceto e sale. Lavo i pavimenti ed i piani cottura con acqua e aceto. Faccio il pane e la birra fatta in casa. E sono convinta di riuscire a fare molto di + tra poco.Cerco di usare il più possibile la bicicletta.
segue...
Questo è tutto quel che fino ad oggi sono riuscita a fare per cercare di uscire dal sistema. Ah per non parlare dell'evitare di andare nei locali dove una birra la paghi 5 € e un cocktail 8€ se non 10€ e di questo nessuno si sorprende e continua a pagare e a consumare.
RispondiEliminaMi chiedo però: quante persone sono disposte a fare un cambio di questo tipo? La comodità è una cosa che non ha prezzo molte volte e allora ti chiedo: saresti disposto a rinunciare al tuo telefonino, per evitare di dare i soldi alle compagnie telefoniche che sono principalmente 3 e che sono sicuramente diventate una lobby? Che sfruttano i lavoratori (specialmente giovani) proponendo contratti a termine brevissimo e senza prospettive per il futuro? Saresti disposto a rinunciare alla tua macchina, per non dovere più fare benzina, e dipendere dalle compagnie petrolifiche che sono la causa delle principali guerre nel mondo?
Boicottare è un bel termine, ma bisogna vedere quanto poi riusciamo ad applicarlo nella nostra vita di tutti i giorni. Qualche anno fa ho letto un libricino dell'altromercato intitolato "nestlè fa male ai bebè" e da allora non ho + comprato un prodotto di questa multinazionale. Amavo il suo caffè solubile, ma l'ho sostituito con uno equisolidale dell'altromercato proveniente dal Messico e che naturalmente costa di +. Ma tu hai presente quante e quali marche si nascondono sotto questa multinazionale?
Trovo l'idea che hai avuto molto nobile ma molto molto difficile da applicare per degli stili di vita come quelli che si hanno in una città frenetica come Milano, dove si passa tutta la giornata lavorando (e molto spesso proprio per delle multinazionali) la sera se devi fare la spesa puoi solo andare nei centri commerciali aperti fino a tardi, ti incontri coi tuoi amici nei locali dove paghi gli alcolici (ma anche gli analcolici) prezzi spropositati, ma se no che fai? Ti muovi costantemente in macchina perchè i mezzi pubblici nella città italiana più europea di tutte sono un vero disastro, coicidenze lunghissime e paesi non raggiunti da un servizio pubblico efficiente.
Potrei andare avanti ancora e ancora, ma forse è meglio fermarsi qui.
Credo che il cambiamento che chiedi è così grosso che forse non ti rendi conto di quel che significa veramente. Forse ormai facciamo davvero parte di tutto questo sistema e uscirne significa andare a vivere in campagnia e autoprodursi praticamente tutto. Sei veramente disposto a questo???
Deborah
di Daniel Tarozzi
RispondiEliminaChe cos’è il cambiamento? È possibile cambiare stile di vita nella società della mediacrazia? Cosa consiglieresti a chi è insoddisfatto della sua vita? In che modo il cambiamento si relaziona alla coscienza del sé e alla alimentazione quotidiana? Queste sono solo alcune delle domande che abbiamo posto a Valerio Pignatta, giornalista, scrittore, naturopata e cambiante. Cambiante sempre, ieri, oggi e domani.
Due settimane fa, vi abbiamo proposto l’intervista realizzata con Paolo Ermani, organizzatore di PERcorsi di cambiamento - Come “scalare marcia” per vivere meglio.
Oggi è la volta di Valerio Pignatta, uno dei quattro docenti che ha tenuto il corso, ma soprattutto un uomo che ha fatto del cambiamento e della ricerca del sé autentico un modo di vivere e di essere.
Valerio, che cos’è per te il cambiamento?
Il cambiamento è la condizione primaria di ogni realtà in questo universo. Ogni pianeta, stella o forma vivente microbica, vegetale o animale muta in continuazione, dall’inizio alla fine della sua esistenza. Se a questa mutazione congenita nell’esistere abbiniamo il concetto di evoluzione o di tendenza innata alla perfezione di tutto ciò che esiste abbiamo il cambiamento nel senso che lo intendo io.
Tu lo hai vissuto in prima persona?
Ci provo continuamente a viverlo. Sono cresciuto in un quartiere periferico di una città della pianura padana dove l’industrializzazione, che ho vissuto anche dall’interno come operaio, ha devastato luoghi, menti e culture. Il bisogno di “cambiare” è maturato in quella condizione di snaturamento della nostra essenza umana che è il lavoro automatizzato e fine a se stesso. L’impulso a ritrovare ritmi più naturali e ambienti più ameni dove poter riprendere in mano le fila della propria esistenza è stato molto forte.
Diciamo che una condizione di partenza svantaggiata a volte può essere di grande aiuto nel trovare coraggio e motivazioni per ripartire secondo il proprio sentire e i propri sogni, senza appiattirsi sul già dato, su quello che abbiamo trovato venendo al mondo, in un contesto pilotato che non abbiamo creato noi, e tanto meno i nostri genitori.
Cosa consiglieresti a chi è insoddisfatto della sua vita?
RispondiEliminaCredo che l’insoddisfazione permanente sia una grande risorsa che tende a spingerci costantemente oltre le nostre paludi dello spirito. Se non ci fosse questa perenne insaziabilità di vita e di esperienze saremmo solo altri soprammobili aggiuntivi nella vetrina delle vanità terrestri. Per fortuna l’esigenza di migliorarci a livello profondo e di vivere con gioia avventure straordinarie come diventare genitori, giornalisti, viaggiatori, artisti, contadini ecc. è molto forte nella stragrande maggioranza di tutti noi.
Essa riesce a fare capolino anche tra le persone più sfortunate o più omologate dagli straripanti messaggi mediatici di questo sistema politico-economico e mass-mediatico. Infatti, una volta che si è arrivati a percepire in un attimo illuminato di consapevolezza che esiste un mondo là fuori, che non è la televisione, ma che davvero è reale e vi si può scorrazzare dentro, la tentazione di allungare la gamba per fare il primo passo diventa irresistibile. Direi che chi sente questo impulso, coadiuvandolo col buon senso per non incappare in catastrofi senza ritorno, dovrebbe organizzarsi per seguirlo. Magari dandosi tempi medio-lunghi, ma senza rinunciarvi mai. È la condizione primaria per poter continuare a vivere e non semplicemente a vegetare.
Al momento credo di sì. Diciamo che diventa sempre più difficile. Non tanto cambiare, quanto rimanere nel cambiamento una volta che lo si è attuato, continuare sul proprio binario, vivere semplicemente fedeli alla propria linea. Quello che ha l’impatto maggiore sulle nostre esistenze è il tempo che noi dedichiamo al lavoro che svolgiamo. Esso rappresenta una buona fetta della nostra vita e se svolgiamo un’attività per noi abbruttente o avvilente è chiaro che la nostra esistenza perde valore e senso.
Ma oltre ai bisogni primari il lavoro lo utilizziamo solitamente per guadagnare quello che serve a soddisfare tutti quei desideri che ci vengono estorti un po’ a forza dalla macchina pubblicitaria e dai gruppi di riferimento sociale con cui ci rapportiamo. Discernere gli uni (bisogni) dagli altri (desideri) però non è sempre facile né immediato. Ci vuole pazienza, senso di adattabilità e una percezione positiva del nonconformismo.
Quali le maggiori difficoltà e quali le più grandi soddisfazioni?
RispondiEliminaIn primo luogo credo ci siano difficoltà personali proprie di ognuno, relative alla situazione che si intende modificare: casa, famiglia, lavoro, condizioni di salute ecc. Ognuno di noi ha condizioni di partenza completamente diverse e originali, proprio come la sua esistenza unica. Se volessimo invece guardare agli aspetti generali che possono toccare più o meno tutti da vicino credo di poter dire che la paura e la standardizzazione sono gli ostacoli più consueti.
La paura di cambiare, di migliorare la propria vita, di inseguire i propri ideali, può avere solide basi, concrete, reali e in questo caso andrebbero scelti tempi più lunghi per darsi la possibilità di superare difficoltà oggettive, magari chiedendo aiuto a chi ci sta intorno. Spesso, tuttavia, la paura è solo la conseguenza di una mancata visione d’insieme della nostra vita, dalla nascita alla morte. Non credo che nessuno di noi voglia mai essere vissuto senza aver qualche volta osato. Morire senza il ricordo eroico di quelle quattro-cinque decisioni vitali prese nella propria avventura terrena credo sia umiliante per l’animo umano come null’altro.
Si dice che la biografia di grandi personaggi della storia alla fin fine si riassuma sempre in poche righe scritte. Se non ci diamo nemmeno la possibilità di fornire lo spunto per quelle poche righe davvero siamo vissuti invano. Invisibili. Qui ritornano i concetti di conformismo, omologazione e standardizzazione. Bisognerebbe avere sempre presente che ognuno di noi è unico e irripetibile. E come tali dovremmo crearci una vita altrettanto unica e irripetibile.
Il nostro sentire profondo aspira a ciò con tutte le sue forze. Non lasciamoci ipnotizzare dal pifferaio magico. Disertiamo la parata trionfale degli indolenti telecomandati. Vanno a morire anonimamente. La più grande soddisfazione credo consista proprio in questo: aver vissuto anarchicamente la propria vita fino in fondo e nonostante tutto.
Tu hai parlato a lungo di riappropriarsi del proprio corpo. In che modo il cambiamento si relaziona alla coscienza del sé e alla alimentazione quotidiana?
RispondiEliminaCome si diceva all’inizio, cambiare, a mio modo di vedere, significa soprattutto migliorare. Migliorare la propria vita e quella degli altri. Se possibile, quella di tutti gli esseri viventi intorno a noi, che rendono la nostra permanenza qui così piacevole e meno solitaria, in questa dimensione cosmica che davvero è talvolta insostenibile per la nostra mente, proprio a causa della sua insondabilità.
Se vogliamo ripristinare questa condizione armonica all’interno di noi stessi, tra di noi e nei confronti della natura, bisogna partire dalle nostre attività o “nutrimenti” principali che concorrono a creare in noi uno stato di benessere psicofisico: alimentarsi in modo sano e gustoso, mantenersi in salute, relazionare in pace.
Alimentazione e salute sono invece spesso aspetti della nostra esistenza che trascuriamo oppure che deleghiamo ad altri. Sin dall’infanzia, invece, sarebbe opportuno poter imparare l’abecedario di una buona e sana alimentazione, così come apprendere le basi delle terapie naturali che ci permettono di mantenerci in salute o di recuperarla nelle molteplici manifestazioni di squilibrio che incontreremo nella vita. La floridezza consente di emanare “profumi” che attirano altre esistenze.
Essere in buona salute permette di osare meglio senza subire gli influssi del Potere e consente di aiutare chi ha bisogno di noi. Relazionare in pace è anche una conseguenza di queste due prime azioni di autogestione corporea e mentale. Relazioni intessute su una base nonviolenta amplificano la possibilità di un mondo migliore, per noi e per tutti.
In effetti, l’unico vero cambiamento possibile è quello che va nella direzione del rispetto per ogni forma vivente. Non possiamo pensare di cambiare le nostre vite e di edificare la nostra sovranità esistenziale ergendoci sopra la sofferenza di altri esseri, siano essi umani o animali. La condizione di estrema sofferenza cui sta andando incontro il pianeta grazie alle nostre attività antropiche ci chiama in causa e ci spinge ancor più al cambiamento. Questo deve materializzarsi in una metamorfosi della nostra coscienza che deve portare alla realizzazione nell’immediato presente di una piccola oasi di gioia per noi e nell’immediato futuro di un Eden rinnovato per tutti.
Ciao Dome, Condivido pienamente il tuo pensiero. La manifestazione come segno di protesta o di lotta non è più efficace. Si potrebbe organizzare una manifestazione con migliaia e migliaia di persone che il giorno dopo o al massimo due, nessuno si ricorderebbe più niente e soprattutto non avrebbe alcun impatto. L’unica cosa che conta al giorno d’oggi è il ‘soldo’ e si vogliono ottenere dei risultati contro i ‘potenti’, i magnati del petrolio e delle mutinazionali in generale è puntare al loro guadagno.
RispondiEliminaIl boicottaggio o ‘consumo consapevole’ è uno strumento potentissimo ma richiede impegno e costanza da parte di moltissime persone per ottenere anche un minimo ma significativo risultato.
Il vero problema è risvegliare la coscienza delle persone, capire che non dobbiamo subire e seguire come degli zombi le strategie commerciali imposte dalle grandi aziende.
Il vero problema è che siamo troppo presi dalla fretta della ns. vita quotidiana , dal ns. piccolo microcosmo e preferiamo la comodità del supermercato dove trovi di tutto e che ti offre cibi provenienti dall’altro mondo ad 1 euro (ma come sarà mai possibile ???) piuttosto che comprare nel negozio al dettaglio che costa di più.
Sono riusciti a farci entrare nella testolina che dobbiamo comprare l’acqua naturale in bottiglia di plastica perché fa digerire, fa dimagrire, fa fare plin plin e stranzate varie , quando basta aprire il rubinetto nella ns. cucina per avere acqua naturale gratuita e controllata ! Mentre gli africani devono farsi i km a piedi per trovare un pozzo d’acqua non contaminato.
Preferiamo la comodità della macchina piuttosto che prendere il mezzo pubblico o aderire a soluzioni alternative come il car shering, ecc ..insomma siamo comodi e ci piace!
Il vero problema è che viviamo nell’ incosapevolezza di ciò che producono le ns. azioni/scelte e questo ci fa vivere meglio, più sereni.
Non siamo ne buoni , ne cattivi..siamo semplicemente delle pedine di un sistema economico globalizzato, contorto e manipolato da grandi aziende senza scrupoli.
La scelta di indirizzare i nostri consumi verso soluzioni alternative e più consapevoli potrebbe rappresentare una piccola inversione di marcia.
Per chi si fosse perso la puntata di ieri sera di Report sulla rai tre (una delle poche trasmissioni decenti rimaste ) ecco il link e del sito web (http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html)
Per rimanere in tema di ‘consumo consapevole’, ieri hanno parlato dello sfruttamento esagerato e senza scrupoli delle risorse ittiche.
Susanna